«Via Battisti invivibile per noi residenti»

Risse, sporcizia e rumori fino a notte fonda. In 200 hanno già firmato la petizione per chiedere l’anticipo delle chiusure
PESCARA. La petizione è a quota 200 firme, ma è un numero destinato a lievitare perché il malcontento dei residenti, nel nuovo quadrilatero della movida di via Cesare Battisti, zona mercato, è arrivato alle stelle. Proteste che rimbalzano da un lato all’altro della città, da piazza Primo maggio a piazza Salotto fino ai palazzi della Riviera nord con un unico comun denominatore: le lamentele dei residenti per la totale mancanza di regole e controlli. O meglio, le regole ci sono (musica fino alle 3 del mattino e alle 4 nel fine settimana) ma, protestano, sono tutte a discapito dei cittadini a cui la movida ha tolto sonno e serenità. E così, dopo l’esposto dei residenti di piazza Primo Maggio arriva la petizione dei 200 di via Cesare Battisti che chiedono la chiusura anticipata a mezzanotte, o al massimo all’una, e in alternativa il divieto di somministrazione delle bevande alcoliche dopo quell’ora, oltre a un servizi odi vigilanza.
A dargli voce sono Federico Di Filippo e Giovanni Stramenga, quest’ultimo ex difensore civico dell’amministrazione Mascia che già un anno e mezzo fa, prima ancora che fosse ultimata la piazza, aveva segnalato al sindaco e al questore che la situazione era destinata a diventare esplosiva. «E tanto è stato». Tre i problemi diventati ormai insostenibili: la rumorosità, la sporcizia e la pericolosità della zona, teatro quotidiano di risse e ubriachi vaganti. Problemi a cui si aggiunge, rimarca Di Filippo, «l’ultima trovata della chiusura del tratto in uscita di via Battisti dalle 18 alle 2 nei giorni di venerdì, sabato e domenica, solo per consentire a quattro locali di mettere i tavolini fuori mentre a noi residenti in questo modo ci tolgono anche i parcheggi nell’unica zona con disco orario».
Ma il problema è complesso e, a sentire i residenti, sta minando la serenità del vivere quotidiano dei circa cinquemila che abitano in zona. «Il fatto è che ormai questo quadrilatero è diventato una sorta di paese del Bengodi dove tutti pensano di poter fare tutto, a cominciare da molti degli stessi esercenti che sembrano aver perso di vista regole e buon senso: basta passare qui già a metà pomeriggio per vedere che ragazzini di 15, 16 anni hanno già le birre in mano. Anche per quanto riguarda il rispetto delle regole igienico-sanitarie: i locali dovrebbero avere i bagni, e le consumazioni dovrebbero avvenire all’interno del locale o tra i tavolini dello stesso. Invece qui chiunque può aprire anche un buco, perché poi tutto avviene all’esterno: dalle birre consumate sulle scale del mercato, agli escrementi, e al vomito che la mattina dopo ritroviamo in ogni angolo, tra vetri e bottiglie rotte».
«Perché poi», interviene Stramenga, «ogni sera c’è una rissa, e c’è da aver paura. Per questo chiediamo nella petizione, oltre alla chiusura anticipata dei locali, anche i servizio di vigilanza. Circa sei mesi fa in una riunione in Comune si era arrivati alla soluzione che gli esercenti si sarebbero consorziati per la vigilanza privata, ma non se n’è fatto più niente. A noi non resta che chiamare polizia e carabinieri, che ci rimandano ai vigili, che però hanno una sola pattuglia, e neanche tutta la notte».
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