«Via Del Vecchio, così la d’Annunzio ripartirà»

Primo faccia a faccia e prime schermaglie tra i 6 candidati alla carica di rettore Capasso: io sono la migliore garanzia per evitare che torni al suo posto
PESCARA. Il futuro dell’università d’Annunzio di Chieti-Pescara parte da un «taglio» con il passato. E dal divieto che quel passato «torni» a dettare legge. Ieri, nel primo incontro tra i 6 candidati alla carica di rettore, si è parlato di programmi e di proposte ma soprattutto si è parlato del direttore generale, Filippo Del Vecchio, interdetto per 6 mesi insieme all’ex rettore Carmine Di Ilio. E i candidati si sono detti tutti d’accordo «nel voltare pagina» e chiudere la strada al ritorno di Del Vecchio che, il 14 settembre prossimo, vedrà svanire l’interdizione. Come? O con la rescissione del contratto per giusta causa o con una sospensione cautelare (già avviata) o mandando il dirigente in pensione.
Con il confronto nell’aula magna Federico Caffè nel dipartimento di Economia di Pescara, guidato dal decano Michele Vacca, si è aperta la campagna elettorale che porterà al voto del 16 maggio prossimo: 10 minuti a testa per presentarsi. Il primo a parlare è stato l’antropologo Luigi Capasso: «Per evitare il ritorno di Del Vecchio, la garanzia migliore è votare me», ha detto lui che, con la sua denuncia, ha fatto scattare l’inchiesta che è sfociata poi nella doppia interdizione, «con me ci costituiremo parte civile perché abbiamo subito anche violenze ma ora è arrivato il tempo di prendere una decisione. Io voglio costruire una squadra, ridare autonomia ai dipartimenti, ricostruire il salario dei dipendenti che è stato minato alla base».
Contro Del Vecchio anche Sergio Caputi, direttore del dipartimento di Odontoiatria: «La mia candidatura a rettore, 6 anni fa, è finita nel cestino per un dissidio con l’allora rettore Franco Cuccurullo: io non volevo che Del Vecchio venisse qui. E ci ho guadagnato un esposto alla finanza. Se, adesso, all’università c’è carenza di progetto è perché si è instaurato un clima di terrore: ho visto paura anche per le normali procedure amministrative. E io negli ultimi 5 anni non sono riuscito a costruire nulla. Le persone giuste sono state messe nei posti sbagliati. Io non sono un guerrafondaio, al contrario sono un ottimo incassatore e ho aspettato la fine: ora quel passato va cancellato per ritrovare serenità e iniziare un’era nuova. L’università va intesa come un’azienda che deve funzionare. La gestione degli ultimi anni, però, avrebbe portato questa “azienda” al fallimento».
Paolo Fusero, direttore del dipartimento di Architettura, ha detto: «Voltare pagina, ormai ne sono convinti tutti. Sono anni che ho una posizione critica verso l’ex rettore che ha lasciato troppo spazio al direttore generale. Sembrava che qui la politica la facesse il direttore generale: questo deve cambiare e bisogna impedire che Del Vecchio, dopo l’interdizione, torni in possesso della sua poltrona». Come? «Preferisco una presa di posizione politica. Comunque, se fossi eletto, io non avrei alcuna fretta per il nuovo direttore generale», ha detto Fusero davanti all’attuale incaricata Lucia Mazzoccone, «nominerò un prorettore e dei delegati, uno sicuramente per l’ospedale».
Per Michele Rea, direttore del dipartimento di Economia, «ci sono le condizioni giuridiche per la rescissione del contratto». Poi, 5 parole chiave: «Cambiamento, integrazione, ambizione, motivazione e consapevolezza. I 6 candidati non sono tutti uguali e ora bisogna fare una scelta e questa è responsabilità».
Anche Liborio Stuppia, direttore del dipartimento di Psicologia, ha parlato di un ritorno alla normalità: «Chiunque vinca deve essere il rettore di tutti e che tutti lavorino per la d’Annunzio. Ci sono cose da mantenere e cose su cui andare avanti, vanno incentivate la meritrocrazia e la produttività di tutti senza chr nessuno resti indietro. Dobbiamo puntare all’internazionalizzazione e aprire un corso in lingua. Dobbiamo essere competitivi con le grandi città e dare nuovi servizi agli studenti».
Stefano Trinchese, direttore del dipartimento di Lettere, ha riassunto così le sue idee: «Regole, clima di serenità, giustizia sociale e discontinuità». E per il nuovo dg, Trinchese ha detto: «Servono esperienza, provenienza da un ente pubblico, meglio ancora se da un’altra università e un profilo socio-psicologico normale. Dobbiamo uscire da un periodo di veleni e indifferenza tra le persone». Trinchese ha tracciato così il suo rettore ideale: «Una guida morale di persone e organismi con capacità di mediare: se il rettore è solo autorità rischia di essere un uomo solo al comando vittima di consiglieri nefasti».
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