Via Doria, rabbia per il fuoco I residenti: «Troppo degrado»

3 Febbraio 2023

PESCARA. Hanno lavorato incessantemente per otto ore i vigili del fuoco del comando provinciale per spegnere l’incendio divampato, mercoledì sera, nello stabile abbandonato di via Andrea Doria, un...

PESCARA. Hanno lavorato incessantemente per otto ore i vigili del fuoco del comando provinciale per spegnere l’incendio divampato, mercoledì sera, nello stabile abbandonato di via Andrea Doria, un tempo ristorante, poi locale di intrattenimento e ultimamente rifugio di fortuna per senza fissa dimora. Le operazione di spegnimento e messa in sicurezza sono terminate alle 5.30. A complicarle, la presenza di polistirolo e legno sul tetto.
E ora si indaga sulle cause anche se, considerata la situazione, si fa sempre più strada l’ipotesi che a scatenare le fiamme sia stata qualche cicca di sigaretta accesa o un fornelletto usato per scaldarsi e cucinare, o anche una candela. Per coloro che vivono e lavorano in zona, era prevedibile che prima o poi sarebbe accaduto un fatto del genere. «Troppo degrado», dicono.
Ieri mattina, sul posto, c’era Franco Vascellini, titolare del ristorante Franco. «Sono venuto a vedere», dice. «Per tanti anni ho avuto un locale qui vicino. La situazione è peggiorata da quando sono andato via. In questa casa disabitata, prima i balordi si infilavano da tutte le parti, poi l’hanno murata, ma nonostante questo qualcuno, attraverso qualche finestrella, è riuscito sempre ad entrare». Per fortuna, martedì sera, quando è scoppiato il rogo, con fiamme altissime visibili anche a distanza, dentro non c’era nessuno.
Ultimamente lo stabile era occupato da due persone, un uomo e una donna. Fra i primi a notare le fiamme e a dare l’allarme sono stati gli operatori di “On The Road” che, ogni sera, vanno in giro per la città a dare una mano a chi bisogno nell’ambito del Piano freddo del Comune. «Eravamo in zona», racconta il responsabile Massimo Ippoliti, «quando abbiamo visto la donna che si appoggia in quella struttura, che vagava per strada. L’abbiamo fermata e abbiamo capito che aveva discusso con l’altra persona. Così l’abbiamo accompagnata all’hotel Holiday, che ospita attualmente altri senzatetto. Poi come siamo usciti dall’albergo, abbiamo visto la colonna di fumo provenire dallo stabile e abbiamo chiamato i vigili del fuoco».
«Lì», spiega Ippoliti, «a parte la coppia, non abbiamo mai incontrato tanta gente e soprattutto tossicodipendenti. Diciamo che c’era una situazione stanziale da parecchi anni. Altri, invece, sono i luoghi in città di marginalità».
Quelli per eccellenza, sino a poco fa, erano i palazzi Clerico in via Tavo. «Ora per fortuna», dice Ippoliti, «sono stati chiusi per bene e non ci vanno più. Si tratta comunque di non luoghi, in zone di confine, periferiche. A volte troviamo dei gruppi da una parte, poi si spostano e vanno da un’altra parte. Per quanto riguarda i tossicodipendenti, molti vengono da fuori, acquistano qui la droga, la consumano dove possono e poi vanno via».
Fra questi “non luoghi”, c’è la pista ciclabile sul lungofiume o il sottopasso di via Orazio. «In via Orazio», fa presente il responsabile di On The Road, «di solito ci sono dei polacchi con i loro cani. Ma la gran parte di loro, insieme agli animali, si trovano attualmente nei ricoveri messi a disposizione dal Comune nell’ambito del Piano freddo. In strada restano poche persone, 6 o 7, che si rifiutano di entrare nelle strutture. Due dormono nella zona della stazione centrale, due ragazzi nigeriani alla stazione di Porta Nuova e altri due ancora dove possono, nelle vie del centro. Loro restano gli ossi duri».