Via le palme malate della Riviera I tagli iniziano dal primo ottobre

24 Settembre 2018

Il vicesindaco Blasioli: saranno ripiantumate altre specie arboree anche in altre zone della città L’agronomo Colarossi: quando hanno le chiome secche, che quasi cadono a terra, sono irrecuperabili

PESCARA. Dal primo ottobre partono gli interventi di eliminazione di tutte le palme secche, malate, colpite dal punteruolo rosso e quindi non più recuperabili della città.
L’annuncio arriva dal vice sindaco Antonio Blasioli che raccoglie il suggerimento dell’Ordine degli agronomi pescaresi secondo i quali le palme, che «non sono adatte a sopravvivere al nostro clima temperato», devono essere sostituite con tamerici, corbezzoli, pioppo bianco, eleagno e frassino, più adeguate alle temperature marine e con proprietà “cattura” inquinamento.
«I tagli delle palme rinsecchite e non più risanabili», spiega Blasioli, «saranno seguiti da ripiantumazioni di specie arboree che decideremo in seguito. Una cinquantina di piante sono già state posizionate. Alcune in via Scarfoglio, via del Santuario dove sono stati piantumati alberi di peri. Altre cinquanta piante saranno rimesse al posto delle palme che via via toglieremo, nel corso delle prossime settimane. Una palma morta è stata già sradicata all’altezza di via Cavour, altre saranno tolte in prossimità di piazza Duca e, altre ancora, ove ci sarà necessità di tagli. Il 10 settembre scorso abbiamo iniziato la potatura delle aiuole di oleandri sulla strada parco. Terminato questo intervento, saranno eseguiti gli sfalci dell’erba, dopodiché inizieremo, a ottobre, l’eliminazione delle palme».
Matteo Colarossi, presidente degli Agronomi (90 a Pescara, 340 in Abruzzo), spiega che «un tempo, dagli anni ’50, c’erano oltre 500 palme a Pescara. Oggi sono ridotte a una cinquantina sparse tra riviera, piazza Salotto, piazza Primo Maggio e strada parco, metà delle quali colpite dal punteruolo rosso e quindi non più risanabili neppure con trattamenti di pesticidi, che comunque sono palliativi e vanno usati con cautela a tutela della salute dei cittadini».
Colarossi ieri mattina ha mostrato al Centro le piante ammalorate, tra cui alcune ancora piccole e giovani, tra il lungomare, piazza Primo Maggio e piazza della Rinascita dove svettano, sorrette da incroci di pali di legno, fino a 13 metri di altezza.
E ha spiegato, l’agronomo: «Quando le palme hanno le chiome secche, afflosciate, che quasi cadono a terra, sono ormai irrecuperabili e vanno abbattute. La moria delle palme (quelle pescaresi sono perlopiù della specie “Canarie” ma ve ne sono anche di genere Phoenix, Washingtonia, Trachicharpus e Butia) sia pubbliche, che appartenenti a giardini privati, è iniziata dal 2007 anno in cui si è registrato per la prima volta l’arrivo, dall’Asia, del coleottero curculionide Rhynchophorus ferrugineus che provoca la morte delle palme attraverso la deposizione delle uova, in corrispondenza dei fusti (che non sono di legno, ma polimeri di zuccheri) dalle quali fuoriscono larve che mangiano tutto ciò che trovano all’interno. Il punteruolo è stato dichiarato organismo nocivo oggetto di misura di emergenza da parte della Comunità europea. In passato, i trattamenti sono stati fatti a Pescara, ma sono molto costosi per l’amministrazione e danno solo risultati temporanei. Ripiantumare palme, che peraltro costano dalle 500 alle 3000 euro l’una, è un errore perché non sono adatte al nostro clima, mal sopportano freddo e umidità. Sono necessari, invece, impianti di alberi autoctoni che abbattono l’inquinamento e resistono alla salsedine».