Via libera ai matrimoni con l’incubo “green card”

8 Giugno 2021

Con le riaperture si torna a programmare, strutture tempestate di chiamate Ma il certificato “Covid free” richiesto ai partecipanti non piace agli operatori

PESCARA. L'ingresso in zona bianca dà il via libera ai matrimoni. Con una settimana di anticipo rispetto ai tempi previsti per il 15 giugno, per la ripresa di banchetti e ricevimenti secondo la road map delle riaperture, il passaggio nella fascia di rischio minore apre le danze ai festeggiamenti. La voglia di unirsi in matrimonio sale sempre di più. Le strutture sono tempestate di richieste di preventivi. Solo in Comune, da qui alla fine del mese sono 20 le cerimonie civili fissate, secondo i dati forniti dall’assessore ai Servizi demografici, Patrizia Martelli, a cui si aggiungono i tanti riti religiosi in vista. Molte, però, sono le incertezze che pesano sul settore, così come diversi sono i dubbi degli stessi operatori che faticano a districarsi tra le regole disseminate nella miriade di circolari e linee guida.
Un aspetto è chiaro e vede i titolari delle location uniti nella contrarietà al green pass. Per partecipare ai ricevimenti, infatti, serve il certificato di avvenuta vaccinazione, di guarigione o un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. «Ogni giorno registriamo richieste di informazioni e prenotazioni», evidenzia Gabriele Armenti, presidente settore banqueting e catering di Confcommercio. «C’è tanta voglia di riunirsi per festeggiare e prevediamo tre mesi di forte lavoro. Tutto questo è emozionante, anche perché sono molti i matrimoni inattesi. Prima i ricevimenti si organizzavano con un anno di anticipo. Oggi riceviamo richieste un mese o due prima. Le regole fissate ci permettono di fare un buon lavoro, ma il green pass è ingestibile. Il primo problema è legato alla violazione della privacy. Come facciamo noi operatori a verificare la veridicità e autenticità di un documento del genere», domanda Armenti, «e soprattutto, con quale diritto? Poi c’è l'aspetto logistico. Ci vorrebbero ore per acquisire i documenti di tutti. Infine è un gesto indelicato per noi che viviamo per l’ospitalità. Chiederemo la sua abolizione». Ancora più critico Attilio Florindi, titolare di una struttura per cerimonie a Collecorvino. «Io e altri ristoratori della zona ci rifiutiamo di applicare la regola del green pass», afferma. «Innanzitutto per via della privacy. Non siamo autorizzati a raccogliere dati così sensibili. Poi c’è la questione della tempistica. Ipotizziamo una cerimonia da 100 invitati, anche impiegando 3 minuti a testa, per verificare la documentazione ci servirebbero 300 minuti. Aggiungiamo pure la conservazione dei documenti, che andranno archiviati in luoghi sicuri». Il settore intanto sta ripartendo, anche se il clou, secondo il gestore, si avrà tra luglio e settembre. «Quasi tutti chiedono di organizzare le cerimonie, comunque con numeri ridotti di invitati, all’aperto, per via dei timori anche sui sistemi di areazione, nonostante le strutture siano sicure e costantemente sanificate». Per Lorenzo Morelli, proprietario di un’altra location a Collecorvino, «l'umore festereccio c'è, ma al momento si stanno cominciando a programmare i matrimoni per il 2022. Per assistere a una ripresa credo dovremo aspettare i prossimi anni. Intanto noi ci siamo organizzando per attivare delle assicurazioni sugli eventi, in caso di lutti e per motivi legati alla pandemia, così da coprire gli sposi e fargli trovare quella spinta in più nel ripartire con le riorganizzazioni degli eventi». (m.pa.)