Via libera all’abbattimento di 469 cervi in Abruzzo

Il provvedimento della Regione permette di avviare la selezione dal 14 ottobre Ma sarà possibile solo in due comprensori, entrambi in provincia dell’Aquila
PESCARA. Sì alla caccia al cervo, no all’abbattimento dei caprioli.
Si muove con molta cautela Emanuele Imprudente su un terreno spinoso come questo che vede gli ambientalisti più agguerriti che mai. E solo dopo il via libera dell’Ispra, il vice presidente della Regione con delega anche alla caccia, ha autorizzato, in forma rigorosamente selettiva, l’abbattimento dei cervi in Abruzzo.
La delibera, approvata in giunta l’8 agosto scorso, è stata pubblicata sul sito della Regione, con tutti i relativi allegati, nella tarda mattinata di ieri.
Dal prossimo 14 ottobre e fino al 15 di marzo 2025, cominceranno «i prelievi del cervo esclusivamente in due Comprensori regionali ricompresi nei territori degli Atc Avezzano, Sulmona, Subequano, L’Aquila e Barisciano ed al di fuori delle aree protette e delle aree ad esse contigue». Lo stesso Ispra, organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza per lo Stato, le Regioni e le Province, per il cervo ha espresso parere favorevole ai piani di prelievo proposti per questi due comprensori scrivendo che «risultano coerenti con le indicazioni fornite da questo Istituto e con le caratteristiche eco-etologiche della specie».
I piani di prelievo si basano su una disciplina rigorosa che fissa il numero di capi da abbattere distinguendoli per sesso, classi di età e comprensorio (nel Comprensorio 1 sono 276; nel Comprensorio scendono a 193, per un totale di 469) e stabilisce l’istituzione di punti di controllo per la verifica della corrispondenza tra capo assegnato e capo abbattuto, il rilevamento delle misure biometriche ed eventuale raccolta dei campioni biologici sotto la direzione delle autorità sanitarie competenti.
«Negli ultimi anni i danni causati dai cervi hanno superato in molte zone interne i danni alle colture causate dai cinghiali. Addirittura dai dati sul monitoraggio delle popolazioni dei cervidi in Abruzzo emerge la presenza di un numero di capi più del doppio rispetto a quello del 2018 in termini assoluti, costringendo operatori del settore e associazioni agricole a chiedere sempre più insistentemente alla Regione Abruzzo una presa di posizione chiara per contrastare il problema».
Così dichiara Imprudente, motivando la scelta della Regione su cui il Wwf, per ora, si riserva di intervenire. Sta di fatto che nel periodo 2019-2023 i danni provocati dai cervi all’agricoltura sono stati pari a 895.340 euro ai quali andranno aggiunti quelli del 2024 che porteranno la somma ben oltre il milione di euro. Oltre ai danni alle colture, sono aumentati gli incidenti stradali causati da cervi (pari a 806 denunciati nel periodo 2019-2023), spesso con danni agli esseri umani «che rendono necessario adottare adeguate contromisure al fine di salvaguardare l’incolumità di chi si mette alla guida e delle persone trasportate», si legge nella delibera di giunta.
«Dopo oltre 3 anni di studi di fattibilità, censimenti e monitoraggi svolti sul territorio, in stretta collaborazione con tecnici faunistici anche di altre Regioni e dopo il parere positivo sul Piano di gestione del cervo 2024-2025 da parte dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), i dati hanno evidenziato in alcune zone l’altissima densità della specie “cervo” in Abruzzo e la necessità di intervenire con il suo controllo faunistico, così come già previsto da molti anni in molte Regioni italiane, allo scopo di riequilibrare la fauna con attività di contenimento di specie in eccedenza di popolazione». Ma non tutti i cacciatori potranno sparare ai cervi. «Sono espressamente preposti al “prelievo selettivo (caccia di selezione)” solo i soggetti appositamente formati e certificati, i “selecontrollori”: cacciatori con specifiche qualifiche e titoli che consentono loro di praticare questa particolare attività venatoria».
Per diventare selecontrollori occorre innanzitutto partecipare ad un corso specifico, durante il quale vengono insegnati sia i fondamentali sulle specie animali (generalmente ungulati) oggetto della caccia di selezione, sia le modalità per lo svolgimento della stessa. Alla fine del corso, l’aspirante selecontrollore sostiene un esame per ottenere l’abilitazione all’esercizio della caccia di selezione. L’attività di questo “speciale” cacciatore è gestita e disciplinata da un rigoroso protocollo che ne regolamenta ogni attività ed ogni selecontrollore deve essere iscritto all’apposito Albo. (l.c.)

