Via libera alla demolizione di Villa Agresti

21 Aprile 2017

Il Comune recepisce la sentenza del Consiglio di Stato che consente all’impresa Trave di costruire

PESCARA. Ora Villa Agresti può davvero essere demolita. Ieri, il consiglio comunale ha varato una delibera che consente all’impresa Trave di poter realizzare un nuovo fabbricato al posto dello storico edificio sulla riviera nord.

Il provvedimento approvato è, di fatto, un atto dovuto, in quanto recepisce una sentenza del Consiglio di Stato, del 22 dicembre 2014, con cui i giudici respingono il ricorso presentato dal Comune per contestare una precedente sentenza del Tar favorevole ad Achille Trave, titolare della Trave 2 costruzioni. Il costruttore aveva impugnato la delibera approvata il 21 luglio 2011, con la quale il consiglio comunale aveva adottato una variante al prg per vincolare alcuni edifici considerati storici e di pregio architettonico, tra cui Villa Agresti realizzata dal famoso architetto Paride Pozzi.

Trave ha vinto in entrambe le sedi di giudizio, ma ha dovuto attendere fino a ieri il recepimento delle decisioni dei giudici da parte dell’amministrazione comunale. In pratica, il consiglio non ha fatto altro che approvare una nuova variante al prg per riportare quell’area dall’ambito della sottozona A1 a quella della sottozona B2 conservazione e recupero. Sono stati così cancellati i vincoli che impedivano all’impresa di realizzare il suo progetto. Si conclude in questo modo un lungo contenzioso tra Comune e Trave andato avanti per sei anni. Con i comitati che si sono battuti fino all’ultimo per evitare il rischio di demolizione di uno degli ultimi edifici considerati di pregio, come è già accaduto per l’ex Centrale del latte e l’ex filanda. Ma il Consiglio di Stato era stato chiaro: «Si è determinata l’elusione del potere di conformità urbanistica del territorio, che si è trasformato nella decisione del Comune di vincolare un bene specifico in ragione del supposto pregio storico-architettonico, in palese violazione delle attribuzioni spettanti allo Stato». (a.ben.)

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