Via libera alle pistole per i vigili

5 Luglio 2023

Città Sant’Angelo. Ok del Consiglio, ma è polemica sugli emendamenti spariti

CITTÀ SANT’ANGELO. Via libera del consiglio comunale di Città Sant’Angelo all’armamento della polizia municipale. La maggioranza del sindaco Matteo Perazzetti ha approvato il nuovo regolamento che ora passerà al vaglio del ministero dell’Interno e della Prefettura di Pescara. Seguiranno poi attività di screening sanitario e psico/attitudinale sugli agenti, propedeutiche ai corsi di abilitazione per l’utilizzo delle armi.
«In questi anni abbiamo voluto puntare molto sull’aumento della sicurezza per i nostri cittadini», evidenzia il sindaco. «Quando ci siamo insediati, il nostro corpo di polizia municipale era composto da sette persone, oggi ce ne sono in attività 13, più 2 da integrare. Abbiamo voluto implementare il servizio di videosorveglianza in alcuni quartieri e oggi siamo ad armare il corpo di polizia municipale così da permettere di effettuare servizi fino alla mezzanotte. Una copertura oraria», prosegue Perazzetti, «che permetterebbe il monitoraggio di diversi quartieri che in passato sono stati bersaglio di molti furti».
Il regolamento prevede anche la dotazione di strumenti come lo spray irritante, le manette, il bastone estensibile che, come spiega il sindaco, «non sono definiti “arma” ma che per natura e caratteristiche intrinseche sono definiti strumenti di autotutela con scopi e natura esclusivamente difensiva». L’intero iter è stato seguito dal comandante della polizia locale, Luca Marzuoli. Ma se il sindaco mostra entusiasmo, spara a zero sull’amministrazione il consigliere del M5s, Stefano Seracini, accusando la maggioranza e il presidente del consiglio Antonio Plevano, di «potenziale reato di omissione di atti d’ufficio». All’origine del malcontento del pentastellato, la presentazione, a sua firma, di 12 emendamenti alla delibera sull'armamento della polizia locale, mai arrivati in aula. «Quando, dopo la discussione generale, ho chiesto la discussione degli emendamenti, è scattato il parapiglia: il presidente non li ha ricevuti, agli altri consiglieri non sono stati inviati. Il presidente si è appigliato al regolamento ma io ho ribaltato ogni possibile scusante al punto che il presidente è stato costretto a sospendere la seduta». Quindi il consigliere ha proposto il rinvio al consiglio successivo, bocciato dai 9 consiglieri di maggioranza tra cui il presidente del consiglio: «Proprio lui che dovrebbe essere super partes», prosegue Seracini, «e garantire i diritti di tutti». (a.l.)