Via Mazzini, tra risse e degrado I commercianti: «È il Far West»

Spaccio, minacce e parcheggi selvaggi: l’esasperazione dei negozianti che chiedono aiuto al Comune C’è chi ha già spostato la propria attività e chi resiste: «È una giungla, qui ognuno fa quello che vuole»
PESCARA. Risse, minacce, spaccio di droga, parcheggi selvaggi, furti di bici, auto che sfrecciano ad alta velocità tra le abitazioni e i negozi. E c’è pure chi fa i bisogni davanti alle vetrine, in mezzo alla strada, in pieno giorno e in pieno centro, davanti alle telecamere di sorveglianza private e pubbliche. Ma è all’imbrunire che scatta il coprifuoco e aumenta la paura nel quartiere multietnico tra corso Vittorio Emanuele, piazza Martiri Pennesi e via Mazzini. Un microcosmo di negozietti stranieri e di attività gestite da commercianti storici pescaresi. Uno di loro, allo stremo, ha deciso di chiudere e spostare le aziende in altre zone della città.
I negozianti di via Mazzini, esasperati da una situazione che va via via peggiorando dopo il lockdown, escono allo scoperto, ci mettono la faccia e denunciano il degrado della zona a due passi dalla stazione centrale. «Qui è un Far west, un luogo senza regole», lamentano in coro, «ognuno fa quello che vuole in questo quartiere dimenticato. Nonostante le nostre continue richieste di intervento delle forze dell’ordine, la situazione è insostenibile».
«Spesso ci scappa la rissa tra stranieri che alzano il gomito, urlano e litigano, arrivano a minacciarci quando chiediamo silenzio, ordine e pulizia», attacca Giampiero Laudando, titolare di un negozio di cosmetica, «siamo costretti a chiudere le aziende un’ora prima, con le dipendenti che escono scortate dai colleghi, per timore di essere infastidite da gente poco raccomandabile. Qui c’è l’inferno ogni giorno. C’è gente che sputa per terra, che defeca davanti alle vetrine, che ruba le biciclette, che si siede lungo il muretto della stazione e mercanteggia droga, oggetti e brodaglie. Io sono stato anche minacciato e ho deciso di trasferire altrove due aziende per proteggere i miei dipendenti».
Una «giungla» la definisce Mauro Durante, titolare del negozio di forniture per parrucchieri, fondato 52 anni fa dai genitori Gianni e Marisa, e gestito con la sorella Monica: «Qui non ci sono più regole da quando ci hanno tolto la Zona a traffico limitato che chiediamo al Comune di ripristinare, perché con i controlli continui delle forze dell’ordine. Ci sentivamo più sicuri. Ora invece le macchine sfrecciano a gran velocità, sono parcheggiate selvaggiamente. All’imbrunire diventa un Far west tra risse e schiamazzi tra etnie diverse. Lo spaccio si sposta a giorni alterni tra il parco Florida e quello di Santa Caterina. Due telecamere sono state segate e rese inutilizzabili, quindi in questo pezzo di strada siamo senza videosorveglianza».
Intanto, all’angolo, lungo via Michelangelo Forti si materializza una pattuglia della polizia municipale in perlustrazione. Dorin Gotcu, romeno, da 30 anni a Pescara, titolare da 11 di un’agenzia di money transfer, ogni mattina alza le serrande alle sei. Igienizza il locale e poi apre al pubblico. È «indignato perché «ho preso 12 multe da 30-40 euro l’una pur avendo il permesso del Comune per parcheggiare davanti al negozio» dice mentre indica il foglio di autorizzazione sul cruscotto della vettura e dispone a ventaglio i verbali. Dorin ha il pallino della pulizia. Cura l’aiuola davanti al negozio. Nel terreno ha conficcato un cartello con su scritto: «Per cortesia no cacca, no pipì». «Però» rivela, «non lo rispetta nessuno».
Fausto Farina è titolare dell’orologeria fondata nel 1963 da papà Pierino. Col camice bianco addosso esce dal laboratorio e riflette: «La società ha perduto il senso civico, non sono solo gli stranieri, anche gli italiani sporcano la città con i cattivi comportamenti. Vede questa bicicletta attaccata al palo della luce? È abbandonata lì da più di un anno, nessuno la viene a ritirare. Davanti al negozio abbiamo dovuto mettere i vasi per evitare i parcheggi selvaggi che ci impediscono persino di alzare le serrande. Al Comune chiediamo ordine, pulizia, controlli e decoro». Il degrado di via Mazzini e dintorni è stato portato all’attenzione della commissione Commercio e attività produttive, presieduta da Fabrizio Rapposelli, che ha chiesto un incontro col prefetto per l’applicazione del Daspo urbano agli autori delle violenze nel quartiere.
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