«Via Rigopiano in mano alle gang»

Dopo le coltellate in strada, i residenti vivono nel terrore: «Qua volano proiettili»
PESCARA. Non mettono il naso fuori dai balconi perché hanno il terrore di «incrociare proiettili vaganti». Al ritorno a sera, dal lavoro o dalla spesa, si barricano in casa con le tapparelle abbassate i pochi residenti (27 con regolare contratto e tanti abusivi, su 80 alloggi, costruiti negli anni 50, che cascano a pezzi) del borgo popolare di via Rigopiano- via Passo della Portella. Nuclei familiari composti da anziani e disabili, giovani donne con bambini piccoli, che tra le mura di casa parlano sottovoce tra loro, quasi non respirano, per non farsi sentire. Per non farsi individuare. Non pronunciano i loro nomi neppure in confidenza. Intorno a loro un clima di intimidazione e paura. Vengono minacciati ("Dovete morire"), picchiati, presi a parolacce e ingiuriati pesantemente. Si sentono agli "arresti domiciliari" i cittadini del rione che evitano persino di frequentare il cortile interno all'agglomerato edilizio, tanta è la paura. E lo sono ancor di più da quando hanno assistito all'accoltellamento, il 4 gennaio, di zio e nipote di origine macedone, finiti in ospedale con lesioni gravi. Ma combattono come leoni la loro personale guerra quotidiana, per proteggere il loro territorio, le loro vite. E le loro abitazioni circondate dai rifiuti che qualcuno getta direttamente dalle finestre insieme a flaconi di candeggina.
Altra immondizia è accumulata sui marciapiedi, in strada. Fanno scorrere le tende, i residenti, e sbirciano dietro di esse per avere sempre il quadro del pericolo a cui sono sottoposti. Dalle finestre socchiuse scrutano, osservano, fotografano e filmano la loro "Gomorra quotidiana" nel continuo andirivieni di polizia, carabinieri, polizia municipale e vigili del fuoco. «Ancora peggio di Rancitelli», osservano, «le forze dell'ordine ci dicono: “State in casa, potrebbero volare proiettili”».
Una "Scampia" nel cuore della città, stretta tra l’ ospedale, i palazzi eleganti e gli antichi villini di via Passo della Portella. E' un quartiere assediato dalle gang di cittadini stranieri, macedoni, bosniaci e nomadi di etnia Sinti, che «si fanno la guerra per spartirsi il territorio», denuncia il Sunia Pescara, Sindacato degli inquilini rappresentato da Giuseppe Carminelli che già da un anno sta raccogliendo il grido d'allarme dei cittadini e inoltrato esposti all'Ater, al prefetto, alla Procura, al sindaco, per chiedere «il ripristino della legalità in un luogo dove i cittadini assistono impotenti, e tra questi bambini di pochi anni, all'opera criminosa di bande di soggetti che girano armati di coltelli e pistole, che spacciano droga, minacciano e picchiano le donne del quartiere che osano ribellarsi. Squarciano gli pneumatici delle auto, su cui versano a sfregio barattoli di vernice colorata ».
Sono donne caparbie, forti, coraggiose quelle del borgo che alzano la barriera del silenzio e urlano tutta la loro disperazione: «Viviamo agli arresti domiciliari, ma non siamo noi a dovercene andare. Questa gente deve essere mandata via dal quartiere dove viviamo dal 1958 pagando tasse e affitti, da 30 a 100 euro a seconda del reddito. L'Ater sa quello che succede qui, perché non si muove? Se ci trovano morti, conoscono anche nomi e cognomi di chi ci ha fatto del male. Stiamo sempre al telefono a chiamare le forze dell'ordine, arrivano, controllano, se ne vanno e tutto torna come prima». Ieri alle 16, tre uomini si aggiravano intorno ai palazzoni degradati. Parlavano al telefono e rivolgevano domande agli inquilini. I quali, affacciati alle finestre, chiedevano chi fossero. «Siamo agenti della Digos in borghese», si sono sentiti rispondere. E poi hanno appiccicato un numero, 1, accanto a un coltello col manico azzurro conficcato in un albero nel retro di uno dei tanti edifici tutti segnati col civico 88 seguiti dai numeri degli interni, dall'1 al 7. Una «zona altamente pericolosa», indica il Sunia sugli esposti, a due passi dal centro, dalle ferrovie. Dove le risse e gli accoltellamenti sono all'ordine del giorno. Alloggi occupati abusivamente, annota il Sunia, «presi con la forza e le minacce ai residenti: “Se non ve ne andate, bruciamo le case”. Dentro gli appartamenti vuoti, vengono lasciati a guardia i pitbull. Gli alloggi vengono poi rivenduti, da questi soggetti ai disperati, per cifre che vanno dai 600 ai 2000 euro». Nel borgo, dove i cani circolano senza guinzaglio e i bambini non possono giocare in cortile perché esposti continuamente a pericolo, non si vive né di giorno né di notte: «I tossici suonano ai campanelli a notte fonda alla ricerca degli spacciatori che non si sa mai dove alloggiano, ci svegliano, dobbiamo scacciarli. Anche le nostre notti sono un incubo senza fine».

