«Via Tavo, ora ripartano i lavori»

28 Maggio 2017

Donna morta sotto ai palazzi Clerico: i costruttori chiedono un incontro al Comune

PESCARA. La famiglia Clerico, proprietaria dei palazzi mai conclusi in via Tavo, vicino al “ferro di cavallo”, è pronta a far ripartire i lavori, ma è necessario trovare un’intesa con il Comune. Massima disponibilità, da parte della famiglia, a «riaprire il tavolo di trattative» con Palazzo di città per sbloccare la vicenda edilizia, ferma dall’inizio degli anni Ottanta, e «risolvere la questione una volta per tutte».
Il messaggio di «apertura» viene lanciato due giorni dopo il ritrovamento del cadavere di una tossicodipendente, recuperato dai vigili del fuoco in una piscina d’acqua putrida che si è creata nel tempo (a causa di una falda) sotto uno dei palazzi Clerico (dovevano essere 5 stabili, ma sono stati costruiti due scheletri in cemento armato, mentre per gli altri i lavori si sono fermati al primo piano). La donna è stata identificata dal suo ex convivente: si chiamava Olga Orusaar, aveva 33 anni e aveva origini estoni, ma risiedeva a Pescara. L’autopsia, che sarà eseguita domani da Cristian D’Ovidio, consentirà di accertare le cause della morte, che potrebbe essere avvenuta dopo l’assunzione di droga o dopo la caduta in acqua. «Dispiace che sia morta», dicono i rappresentanti della famiglia, che all’epoca ha avviato i lavori con i fratelli Domenico e Emidio. Quello della droga, con conseguenze che possono essere fatali, «è un problema sociale. Noi recintiamo in continuazione l’area, ma tagliano e entrano. Contro di loro c’è poco da fare perché si sono praticamente insediati lì. Noi abbiamo anche presentato degli esposti alle forze dell’ordine» ma la zona continua ad essere frequentata da tossicodipendenti e spacciatori.
La possibilità di far risorgere questo nucleo di case potrebbe materializzarsi con la ripresa dei lavori «sospesi dal Comune negli anni 80. E da allora non si è potuto fare più niente. C’è la volontà», assicurano, «di sbloccare e risolvere la questione, che pregiudica sia noi che la collettività. Vorremmo completare l’intervento ma bisogna vedere se è possibile. Pensare all’abbattimento dell’esistente? Per noi sarebbe un danno».
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