Via Trigno, una bombola del gas lanciata dal 3° piano di un palazzo

22 Gennaio 2020

PESCARA. Piovono bombole del gas dal palazzo fatiscente al civico 27 tra via Trigno e via Ilaria Alpi, nel popoloso quartiere Rancitelli. Ieri notte, tra le 3 e le 4, qualcuno dal terzo piano ha...

PESCARA. Piovono bombole del gas dal palazzo fatiscente al civico 27 tra via Trigno e via Ilaria Alpi, nel popoloso quartiere Rancitelli. Ieri notte, tra le 3 e le 4, qualcuno dal terzo piano ha preso in braccio una bombola, probabilmente vuota quindi inutilizzabile, e l’ha scaraventata fuori dalla finestra.
L’”ordigno” è atterrato su un’aiuola all’interno del cortile della palazzina. Danni ad un muro di recinzione. Ma immaginabili le conseguenze se qualcuno, in quel momento, si fosse trovato di sotto. Lo spiazzo circostante è circondato dai rifiuti e cibi avariati fuoriusciti da un bidone della spazzatura e sedie di ferro buttate in giro. Sul tetto in eternit, che congiunge il fabbricato nelle vicinanze del civico 23 (l’altra bomba sociale del quartiere dove si sono trasferiti anche gli sgomberati di via Ariosto a Montesilvano) è adagiata una vecchia bicicletta.
Un degrado sociale inarrestabile in quella zona della città costantemente presidiata dalle forze dell’ordine. Ieri sera, dopo i fatti della notte, due pattuglie della polizia sostavano davanti lo stabile per garantire la sicurezza dei cittadini.
La bombola sganciata dalla finestra è l’ennesimo episodio di violenza nel quartiere che ha fatto scattare la mobilitazione del comitato cittadino “Per una nuova Rancitelli”, guidato da Francesca Di Credico, che ha annunciato un esposto (l’ennesimo) alle istituzioni.
«È una situazione esplosiva», commenta la pasionaria di Rancitelli, «in quell’agglomerato ci sono problemi di sovraffollamento degli alloggi, pulizia, convivenza civile al limite, allacci abusivi dell’acqua. È recente il caso di una condotta dell’acqua fracassata dopo che l’Aca aveva messo i sigilli per morosità. Per non parlare dei continui litigi e risse sotto i balconi, in strada, negli appartamenti. Sull’amianto i residenti avevano fatto un esposto che però si è perso nelle maglie della burocrazia».
Il fabbricato da dove è partito il “siluro” notturno, lo stesso dove si trova una chiesetta pentecostale molto frequentata, è di proprietà privata. All’interno ci sarebbero una trentina di appartamenti abitati da più di un centinaio di persone, soprattutto straniere, con molti bambini, che spesso ricevono aiuti dalla Caritas. Il presidente Di Credico sollecita il Comune, le istituzioni e le autorità sanitarie ad «intervenire prima che sia troppo tardi e a istituire un centro sociale».
Intanto ieri il capogruppo di Fratelli d’Italia, Guerino Testa, ha effettuato un sopralluogo nell’agglomerato disagiato. Ha «cercato di rintracciare, per poterci parlare, con chi ha lanciato la bombola dalla finestra, ma si è reso irreperibile». Comunque, ha raccolto «l’accorato appello di quelle persone per bene», si legge in una nota, «ormai logorate da una situazione non più gestibile e in continuo peggioramento, dalla pericolosità dell’amianto agli accoltellamenti. È necessario riqualificare il territorio».