Viale Marconi senza collaudo, cartelli di protesta sulle vetrine

È polemica dopo le dimissioni dell’ingegnere incaricato di controllare la strada a quattro corsie I commercianti: ora si allungano i tempi. Pettinari: un’arteria distrutta. Masci: solo problemi tecnici
PESCARA. “A.A.A. Cercasi collaudatore tecnico amministrativo disposto a firmare qualsiasi cosa”. È questo il contenuto dei cartelli comparsi, ieri mattina, sulle vetrine dei negozi di viale Marconi dopo la notizia che il tecnico del Comune, l’ingegner Pietro Grosso, che aveva l’incarico di effettuare il collaudo della strada, improvvisamente si è dimesso e ciò a pochi giorni dal termine delle verifiche. I commercianti così come i residenti della zona ci ironizzano su, ma la rabbia «per come è stata trasformata e ridotta una delle vie principali della città» è tanta. E adesso di più che mai chiedono al prefetto Giancarlo Di Vincenzo di intervenire.
«Il nostro», dice Fabiana Tenerelli, portavoce del Comitato Salviamo Viale Marconi, «è un accorato appello. Più volte gli abbiamo fatto presente, inviando anche per conoscenza delle pec, la situazione. Vorremmo avere una sua risposta, sapere cosa ne pensa di tutto questo». Per coloro che vivono e lavorano lungo la strada, «ormai si è alla farsa». «Come si pensa di poter collaudare una via che non è più definibile tale?», si chiedono. Fra l’altro, dopo le dimissioni, i tempi del collaudo rischiano di allungarsi e «la strada rimarrà vergognosa e pericolosissima».
Il consigliere regionale Domenico Pettinari (M5S) parla di «fallimento, l’ennesimo», del centrodestra sul progetto di viale Marconi: «Le chiacchiere stanno a zero. Una delle maggiori arterie della viabilità pescarese, a mio parere, è stata distrutta da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia e, a quanto pare, nessuno si vuole prendere la responsabilità di dare l’ok a un progetto fallimentare che ha danneggiato il commercio, congestionato la viabilità e diminuito la sicurezza di pedoni e automobilisti. Il risultato? I cittadini si trovano, a ben oltre 4 anni dall’insediamento dell’amministrazione Masci, a percorrere ogni giorno una strada senza collaudo con tutti i rischi che ciò comporta. In un paese normale», prosegue, «questo sarebbe motivo di dimissioni e scuse, a Pescara invece governa l’arroganza!».
Ma per il sindaco Carlo Masci, non c’è nulla di pericoloso e non c’è nessun rischio di allungamento dei tempi: «La questione», spiega, «è solo di natura tecnica". L’ingegner Grosso, stando a quanto riferito allo stesso sindaco, si sarebbe dimesso in quanto troppo impegnato. «Mi è stato detto che era oberato da molti collaudi. Evidentemente ha ritenuto di poter fare questa scelta. Quello che sottolineo è che quando uno si assume la responsabilità di un incarico deve portarlo a termine. La questione in ogni modo si risolverà con la nomina di un nuovo collaudatore. I tempi? Sono quelli necessari per tutte le opere pubbliche. Siccome il termine non è perentorio, c’è uno slittamento».

