Viale Muzii, la ciclabile divide i negozianti

C’è chi chiude l’attività e chi rilancia. Calicchia: dopo 45 anni mi fermo. Di Bastiano: vendo sui social
PESCARA. «Chiudo per pista ciclabile». Ironizza Giancarlo Calicchia, titolare di Polycolor, storico commerciante di viale Muzii che sta abbassando le saracinesche del suo negozio di vernici dopo 45 anni di attività. E dopo aver tanto lottato, insieme agli altri commercianti della zona, per mantenere i posti auto «necessari alla sopravvivenza del commercio della zona» contro la tanto contestata ciclovia che collega viale Regina Margherita all'ingresso della strada parco, vicino al conservatorio.
Ma rinasce anche, e si rilancia, il commercio di viale Muzii. Grazie al coraggio di una giovane imprenditrice di Sambuceto, Giulia Di Bastiano, 33 anni, che da tre settimane ha aperto il suo Egho’ shop nei locali dove fino a qualche mese fa c'era uno studio fotografico. In realtà la sua attività è nata e si è sviluppata nella vicina via Battisti, dove è sorta due anni e mezzo fa, dopo un periodo di disoccupazione della giovane, in cerca di ispirazione per dare una svolta alla sua vita professionale.
«Poi», rivela la commerciante, «il trasferimento in viale Muzii dove il mio negozio ha acquisito maggiore visibilità e ho anche aumentato il giro di clientela in sole tre settimane». Una voce contraria a quella degli altri commercianti che lamentano di non arrivare a fine mese a causa di una «pista ciclabile che impedisce il parcheggio e l’acquisto a volo», come accadeva un tempo.
Giulia Di Bastiano ha il suo asso nella manica: i social. «Giro l'Italia», racconta, «per acquistare i capi di abbigliamento da rivendere nel negozio, quasi tutti taglia unica e a prezzi low cost. Poi li indosso, mi faccio un selfie e posto le foto su Facebook e Instagram». Risultato: «Spedisco in tutta Italia, il mio target è una clientela giovane». E poi «mi sono trascinata dietro i clienti di via Battisti». Inoltre, catalizza l'attenzione di «mamme e figlie che il mercoledì visitano il mercato rionale e poi vengono da me», ma soprattutto vende in rete i suoi abiti. Qualche metro più in là, c'è il negozio di intimo e abbigliamento per signora di Iole Gaspari, più che mai agguerrita: «È sempre più incerto il futuro, qui non passa nessuno. Hanno tolto anche la fermata del bus, lato nord, che la Tua ci aveva promesso di ripristinare. Andiamo avanti con la vecchia clientela e abbiamo perso anche i clienti che attraversavano con la macchina viale Muzii, diretti al mare. Abbiamo chiesto al Comune di dimezzare la pista ciclabile e i marciapiedi in modo da poter creare uno spazio per i parcheggi, ma nessuno ci ascolta. Non abbiamo neppure il “carico e scarico”, i camion restano lontani con la merce che è difficile da trasportare a metri di distanza».
C'è poi chi ha appeso le chiavi del negozio al chiodo. Dopo il fotografo, è la resa anche del negozio di vernici di Giancarlo Calicchia che si sfoga: «Chiudo per pista ciclabile» rivela con amarezza il commerciante che nei mesi scorsi aveva affisso sulle vetrine il cartello “Cedesi attività, vero affare”. Ma chiude anche «a causa delle multe quotidiane, con una o due macchine caricate ogni giorno dai vigili perché non ci sono spazi per posteggiare, il tempo di un acquisto al volo». A ciò si aggiunge il fatto che le sue «condizioni di salute sono precarie». Quindi «dopo 45 anni e il titolo di “attività storica“ ottenuto dal Comune, riconsegniamo il locale dopo avere concluso una svendita della merce al 50%. Ho 60 anni, sono molto triste perché ora sono in una strana situazione: senza energie per riaprire il negozio altrove e troppo giovane per la pensione. Mi resta la soddisfazione di aver cresciuto, con questo lavoro, i miei figli e ora mi dedicherò alla famiglia. Agli amministratori manderò la mia foto con tanti ringraziamenti».
Sull’altro lato della strada, la parrucchiera Marilena Filippone è su tutte le furie: «Sono costretta ad andare a fare i capelli a domicilio perché con la pista non ci sono più posti auto. Prima le clienti si fermavano con la macchina per qualche minuto per are la piega. Ora non vengono più e mi aspettano a casa. Quindi io non solo rimango nel negozio tutto il giorno, ma nelle ore libere vado a fare la piega in giro a casa loro perché non posso tenere chiuso il negozio».

