«Viale Pindaro è insicura e l’università cade a pezzi»

I negozianti bocciano il progetto del Comune sulla pedonalizzazione della strada «Senza auto le attività moriranno e quando l’ateneo chiude non verrà nessuno»
PESCARA. Un secco e deciso no su tutta la linea. È quello che esprimono i commercianti ed esercenti di viale Pindaro all'idea proposta da Comune e ateneo d'Annunzio di pedonalizzare viale Pindaro allo scopo di creare una cittadella universitaria con l'acquisizione della caserma Di Cocco e quella dei vigili del fuoco. «Sono decisamente contrario all'idea di pedonalizzare viale Pindaro, come è potuta venire in mente una cosa del genere», si chiede Gianluca Pepe dell'edicola, «qui se tolgono il traffico veicolare vuol dire decretare la morte di un'attività come la mia che si basa sul passaggio dei clienti che si fermano con automobili, moto e scooter». «Il problema principale del progetto», sottolinea il gestore del bar tabacchi 137, «sarà nei periodi nei quali l'università è chiusa, come nei mesi estivi, nei periodi di festa e nel fine settimana. Con chi lavoreremo? Senza studenti lavori solo con i clienti di passaggio. L'idea non è malvagia, ma ci sono diversi aspetti che sono contrari. A mio avviso, sarebbe meglio pedonalizzare la riviera».
Va su tutte le furie al solo pensiero Claudio Blasioli della Copisteria Goliardica: «Se pedonalizzano la strada, sono pronto a dare battaglia andando direttamente in Comune. Prima di pensare e proporre una cosa del genere consultassero almeno chi abita e lavora qui. Inoltre, più che pensare alla pedonalizzazione si occupassero della sicurezza del viale dato che qui dopo le 8 di sera è terra di nessuno».
«Non mi dispiace l'idea che ci sia un numero maggiore di studenti in questa università con l'acquisizione della caserma Di Cocco e quella dei vigili del fuoco», afferma il responsabile del negozio Wind, «ma se la chiusura al traffico fosse totale non sarei contento perché non passerebbero più i clienti che arrivano qui in automobile. Se invece fosse una pedonalizzazione come corso Vittorio sarebbe meglio. Per questo dico alla completa pedonalizzazione della strada, non ci sarebbe più il passaggio».
Si dice «assolutamente contraria all'ipotesi pedonalizzazione», un'altra esercente della via, «questa è una zona di passaggio che sarebbe morta. Spendere denaro per fare questa cosa mi pare assurdo. Questo progetto non ha senso, qui già dopo le 20 la strada è morta». «Noi lavoriamo prevalentemente con gente che viene a piedi», evidenzia Cosimo D'Amico dell'Art Cafè, «per gli altri commercianti credo sia più problematico, anche se nei giorni di festa e nel periodo estivo il discorso sarebbe decisamente più complicato, vista l'assenza degli studenti. Per questo motivo, dico no alla chiusura completa, la via morirebbe. Prima di qualsiasi passo che ci venissero a consultare: io la lascerei così come è, anzi facessero i marciapiedi nuovi con un bel pavimento e una pista ciclabile adeguata».
«L'unico rischio che penso di correre», dice il dipendente dell'ottica Barberini Young, «è quello di perdere una fetta di mercato, i clienti di passaggio che non verrebbero più. Inoltre è anche molto importante valutare la durata dei lavori».
«È qualcosa di semplicemente scandaloso», dice senza mezzi termini il gestore del negozio Buffetti, «come fa a sopravvivere un'attività che si basa su chi si ferma al volo con l'auto e scende? Per il caso nostro equivarrebbe a farci chiudere, senza auto dureremmo un mese. Pedonalizzare per dare sfogo a un'università che cade a pezzi? È senza senso questa idea».

