Victoria, Katerina e Giulia: «Siamo scappate dall’inferno»

11 Marzo 2022

Ieri nuovi arrivi negli alberghi cittadini. Sono soprattutto donne con bambini e genitori anziani «A casa nostra solo esplosioni, fumo e macerie: grazie per tutto quello che state facendo per noi»

MONTESILVANO. Ha superato quota 50 il numero degli ucraini che finora sono arrivati all’hotel Excelsior di Montesilvano. Si tratta prevalentemente di donne e bambini, a cui si aggiungono pochissimi uomini, anziani o disabili, che negli ultimi tre giorni hanno trovato alloggio nella struttura gestita da Stefano Rasino e Domenico Cavaliero, tra le poche funzionanti in inverno a Montesilvano.
Tra la stanchezza del viaggio, lo smarrimento e la paura per chi è rimasto in patria, la voglia di parlare è poca tra le donne ucraine. Ma c’è anche chi, al contrario, vuole raccontare la sua storia perché «è giusto che si sappia cosa sta accadendo e perché voglio ringraziare l’Italia per quello che sta facendo per noi», commenta Victoria, 37 anni, scappata da Kiev con sua figlia Anastasia di 9 anni. «Io e mio marito Andrey abbiamo studiato in Italia per diventare pizzaioli e gestivamo un grande ristorante a Kiev», racconta. «Oggi non sappiamo più neanche se esiste ancora, così come la nostra casa che si trova vicino all’aeroporto, in una zona che è stata bombardata». Victoria ricostruisce i primi giorni di guerra, quando la sua famiglia e i suoi dipendenti si sono trasferiti nel sotterraneo del ristorante. «Dormivano su materassini e quando esplodevano le bombe tremava tutto, i bimbi piangevano», ricorda. «Io volevo rimanere per aiutare il mio popolo e la mia terra, ma mio marito mi ha chiesto di mettere in salvo nostra figlia. Così ho convinto anche altre amiche, tra cui una incinta di poche settimane, e siamo partite. Abbiamo atteso un giorno e mezzo alla frontiera e poi altri due giorni per il viaggio in autobus. Lui è rimasto lì, non a combattere, ma a dare assistenza. Di notte va in giro e di giorno si ferma a dormire a casa di chi capita, attraverso il passaparola su Telegram. Spero di tornare presto da lui per aprire il nostro secondo ristorante».
A fuggire dall’Ucraina con i suoi genitori e i figli di 11 e 15 anni è anche Giulia, 40 anni e un passato da badante proprio a Pescara. Pur essendo arrivata da pochi minuti all’Hotel Excelsior, dopo tre giorni di viaggio, una volta accompagnati genitori e figli nella loro stanza, torna indietro per raccontare la sua storia. «Noi viviamo a Poltava, una zona ancora tranquilla, tanto che stanno portando lì tantissimi bambini orfani», spiega. «Ma avevamo paura, perché le cose potrebbero precipitare da un momento all’altro. Sono ancora incredula, noi e i russi siamo sempre stati fratelli e oggi ci uccidono per colpa di un pazzo. Speriamo che tutto finisca presto, perché vogliamo tornare a casa». A sognare di tornare presto a casa è anche Katerina, 27 anni e un lavoro nel settore delle risorse umane, arrivata a Montesilvano con la cognata e i nipotini di 5 e 7 anni.
Lei in Ucraina ha lasciato i genitori e il fratello. «Io vivevo da sola a Kiev», racconta. «Ero talmente terrorizzata dalle bombe che una mattina, dopo aver sentito delle esplosioni, ho pensato che fossero solo nella mia testa. Invece mi ha telefonato mio padre dicendomi di fuggire il prima possibile per tornare da loro. Il viaggio è stato un inferno, c’era una colonna di auto e da lontano vedevamo le esplosioni», prosegue mostrando sul cellulare foto e video di macerie, fumo e supermercati vuoti.
«I russi», va avanti Katerina, «dicono che ce lo inventiamo, ma non è così e voglio dimostrartelo. Non c’è più cibo in città. I miei genitori sono andati da mia nonna, in un villaggio, dove c’è l’orto e ci sono gli animali. Ma hanno voluto che noi scappassimo, soprattutto per i bambini. Durante il viaggio il mio nipotino di 5 anni mi ha chiesto che lavoro facessi. Quando gli ho chiesto cosa volesse fare lui da grande, mi ha risposto: il soldato, così posso tornare a casa».
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