Vigilanza, no dei 5 Stelle a Legnini e Pd

9 Marzo 2019

Parte la caccia anche a vicepresidenza e segreteria. Il centrosinistra cerca l’accordo, Marcozzi però chiude la porta

PESCARA. È partita la caccia ai posti riservati all'opposizione. Centrosinistra allargato e M5s si contendono la commissione di vigilanza e le poltrone di vice presidente e segretario del consiglio regionale. La prima mossa l'ha fatta ieri il centrosinistra allargato di Giovanni Legnini che, al termine di una riunione, ha proposto un “accordo ampio” tendendo la mano al Movimento 5 Stelle e cercando la sponda della maggioranza, in particolare della Lega. Un accordo ampio potrebbe spingere Legnini, che in un'intervista al Centro ha detto di non volere incarichi consiliari, a cambiare idea accettando il ruolo nella vigilanza come sentinella autorevole dell'operato della maggioranza. Un'ipotesi che potrebbe passare attraverso la concessione ai 5 Stelle di uno degli altri due posti in palio, tenendo presente che Silvio Paolucci, Chicco Di Benedetto e Sandro Mariani, sono stati nominati capigruppo del Pd e delle due civiche, Legnini Presidente e Abruzzo in Comune, della coalizione di centrosinistra. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo l'altra faccia dell'opposizione che da 5 anni non aspetta che servire la sua vendetta politica su un piatto freddo. A stretto giro di posta, infatti, il M5s ha rispedito al mittente il segnale di pace perché, nel 2014, fu il Pd a lasciare il Movimento con il cerino in mano votando contro Pietro Smargiassi sia alla vicepresidenza del consiglio sia alla presidenza della vigilanza dove venne eletto l’azzurro Mauro Febbo. Corsi e ricorsi storici. Ora per i 5 Stelle dev’essere il centrosinistra allargato a restare con il cerino in mano. Ecco infatti la nota della coalizione di Legnini e la risposta di Sara Marcozzi, eletta capogruppo del M5S in consiglio. «I gruppi consiliari della coalizione che ha sostenuto il candidato presidente Legnini sollecitano il gruppo del Movimento 5 Stelle e la maggioranza di centrodestra “a voler definire un’intesa sulla composizione degli organi di garanzia del Consiglio regionale, che sia rispettosa della volontà espressa dall’elettorato e consenta di conferire autonomia e autorevolezza all’Assise”. Con tale obiettivo, auspicano l’apertura di un confronto in vista della seduta del Consiglio regionale convocata per martedì 12 marzo. I componenti dei gruppi consiliari Lista Legnini, Abruzzo in Comune e Partito democratico, valuteranno con spirito costruttivo e senza pregiudiziali le proposte che proverranno dagli altri gruppi per la scelta del presidente del consiglio e dei componenti dell’Ufficio di presidenza. Con eguale approccio dovrà essere individuata la presidenza della Commissione di vigilanza».
Ma la Marcozzi non accetta l’invito: «Non ci stupisce la ritrovata “disponibilità all’intesa” mostrata dal Partito Democratico e dalle altre componenti di centro sinistra», scrive. «Ricorderanno anche loro che nella passata legislatura, benché il M5S rappresentasse la seconda forza politica in Consiglio Regionale, proprio a causa dell’ingerenza e della violazione di prassi consolidate da parte del Pd, la volontà espressa dall’elettorato fu calpestata escludendo completamente il M5S dalla composizione di tutti gli organi di garanzia del Consiglio regionale».
«Oggi», prosegue la Marcozzi, «il M5S continua ad essere la seconda forza politica del Consiglio con ben sette consiglieri contro i sei del Pd e delle civiche, tra cui gli ex assessori Paolucci e Pepe e l’ex capogruppo Mariani, oltre ad Antonio Blasioli, Di Benedetto e Legnini. Viene da pensare che proprio perché in minoranza rispetto a noi, oggi si dichiarino aperti al confronto. Valuteremo. A differenza di quanto fatto dal centrosinistra nella scorsa legislatura, nel solo interesse dei cittadini abruzzesi e di una corretta composizione degli organi riconosceremo il giusto peso ad ogni forza politica in campo». Di Fatto è un no. Se così stanno le cose, per il centrosinistra allargato la strada è in salita.