Vigile assenteista, sotto torchio i suoi superiori

22 Luglio 2016

Nelle prossime settimane gli investigatori ascolteranno i vertici del comando E intanto i sindacati denunciano: ignorata la segnalazione che facemmo a marzo

PESCARA. Sarà sospeso oggi su disposizione dell’ufficio Procedimenti disciplinari il vigile assenteista che adesso ha 30 giorni di tempo, secondo il decreto Madia, per dimostrare la sua “innocenza” ed evitare il licenziamento. Ma la presunta truffa scoperchiata dalla Finanza con il vigile urbano che dopo aver timbrato il cartellino se ne andava in giro per fatti suoi è destinata ad allargarsi per capire dove si è interrotta la catena del controllo.

Se sarà dimostrato, come hanno ricostruito in due mesi di pedinamenti e riprese i finanzieri agli ordini del colonnello Francesco Mora, che il maresciallo Pasquale Solari timbrava in posti diversi dal comando di via del Circuito per poi andare a spasso, a pesca o a giocare alle videolottery durante l’orario di lavoro, è vero anche che qualcuno ha chiuso un occhio. Perché da quanto emerge, le abitudini del maresciallo pare che le conoscessero in molti al Comando, ma soprattutto perchè i modi per vincolarlo al servizio ci sarebbero stati: dai report dell’attività quotidiana alla radio con il Gps, senza contare il timbro del cartellino al Comando, e non vicino casa sua, al palazzetto di in via Elettra o all’Aurum. È proprio da qui che gli investigatori continueranno a scavare per completare un quadro che, per quanto grave, è ancora incompleto, visto che potrebbero saltare fuori presunte complicità e, anche, altri furbetti. Per questo non è da escludere che nelle prossime settimane la finanza sentirà a uno a uno gli ufficiali del Corpo tenuto conto che lo stesso comandante Carlo Maggitti ha affermato che gli ufficiali hanno sempre dichiarato che era tutto in regola. Ma proprio a commento di questa affermazione molti tra gli ufficiali si dicono tranquilli e pronti a dimostrare che quello che doveva essere fatto è stato fatto. Intanto, però, sono i sindacati a prendere la parola e a tirare fuori una lettera che lo scorso marzo avevano scritto al sindaco, al direttore generale del Comune e all’assessore al Personale rendendo nota una segnalazione anonima in cui si diceva che “qualche dipendente”, dunque più di uno, dopo aver timbrato si allontanava dal posto di lavoro. «Ma alla nostra segnalazione dell’8 marzo» riferiscono le segreterie provinciali del Dicap (Dipartimento autonomie locali e polizia locale) e del Csa (coordinamento sindacato autonomo), «in cui chiedevamo di verificare sei quei fatti corrispondessero al vero, ci ha riosposto dopo due mesi, il 10 maggio, solo il direttore generale, che peraltro ci inviò solo per conoscenza quanto scritto al sindaco e all’assessore e, per competenza, al comandante, invitandoli a fare puntuali verifiche sul rispetto dell’orario di lavoro. Ma evidentemente chi era tenuto a controllare non l’ha fatto. È chiaro che il comportamento del collega è da condannare», vanno avanti i sindacalistii, «ma qualcuno pagato per controllare non ha fatto il suo lavoro».

Va giù duro il segretario provinciale del Csa Gianni D’Intino anche in riferimento al comportamento del maresciallo Solari, peraltro ancora da dimostrare in sede di processo. «Condanniamo l’atteggiamento del collega perché è stata una cosa troppo eclatante, e perché dopo tante vicissitudini patite dal Corpo di polizia municipale pescarese in questi ultimi mesi, dalla storia della multa sparita ai vigili sospesi, questa vicenda torna a gettare fango sui vigili. Ma quello che preoccupa non è solo il comportamento del maresciallo, ma anche quello dei superiori che non hanno controllato e gliel’hanno permesso».

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