Ville su terreni agricoli: assolti tutti gli imputati

27 Dicembre 2015

Città Sant’Angelo, proprietari delle aree e tecnici escono indenni dal processo Il Comune ha ritirato la costituzione di parte civile. L’area misurava 23 ettari

SANT’ANGELO. Tutti assolti. Si è concluso il processo che vedeva coinvolte 12 persone per la realizzazione di altrettante villette in un’area agricola e con vincoli ambientali di 23 ettari a Città Sant’Angelo, in via Colle di Moro. Per la Procura di Pescara, che aveva avviato l'inchiesta (il pubblico ministero era Valentina D'Agostino), si trattava di una lottizzazione abusiva ma prima di Natale la vicenda è arrivata al capolinea senza che venisse ravvisato alcun illecito. Dopo quasi tre anni dall'inizio del processo sono usciti indenni da questa vicenda sia i proprietari dei terreni sia i tecnici. I 12 imputati erano i proprietari Giovanni Montalto, Angelina Di Tommaso, Gianfranco Modesti, Isabella Piscione, Gabriele Bankowski, Dario Costantini, Osvaldo Costantini, Michele Bortoluzzi, Agnese Ornella Nardinocchi, e i tecnici Giovanni Di Pasquale (di Città Sant’Angelo), Giorgio Pezzi (di Pescara) e Angelo Cieri.

Quest’ultimo, un architetto di Città Sant’Angelo, era accusato anche di falso perché, secondo quanto sosteneva l’accusa, nella planimetria dell’immobile di Bankowski depositata in Comune, sarebbe risultato fittiziamente che le altezze erano conformi a quanto assentito nel permesso a costruire, ma sarebbero state aumentate abusivamente.

Tutto è nato dalla denuncia presentata dalla famiglia Comignani, difesa dall’avvocato Wania Della Vigna, che contestava la realizzazione «in un terreno con vincoli agricoli e paesaggistici di una new town, in violazione delle normative vigenti» e sottolineava la «incompatibilità degli insediamenti di edilizia residenziale con la destinazione d’uso prevista dal Prg». Al centro della vicenda c’era una stradina poderale (oggetto di una servitù di passaggio) che, con la costruzione delle villette, «è diventata urbana, pur non avendone le caratteristiche, con danni per la famiglia Comignani per il passaggio quotidiano di auto, scuolabus e mezzi pesanti», sosteneva sempre Della Vigna.

Negli anni la situazione è cambiata e se inizialmente il Comune si era costituito parte civile, di recente ha fatto un passo indietro. Con il passare del tempo, ha sottolineato l’accusa, è intervenuta la prescrizione per alcuni reati e, cosa fondamentale, ci sono stati dei condoni per cui il quadro inizialmente disegnato dalla Procura è cambiato e si è arrivati all’assoluzione.

La sentenza è stata accolta con amarezza da Donato Comignani: «Per il Comune è tutto ok, e il giudice non poteva far altro che prenderne atto. Qui pare che sui terreni agricoli, compresi i miei, si possa fare qualsiasi cosa, quindi potrei frazionare, chiedere le concessioni e costruire villette, creando un agglomerato urbano. Credo che poi non ci si dovrebbe stupire quando ci sono dissesti e situazioni catastrofiche».