«Vincoli sulla Sirena, caso ancora aperto»

Francavilla, parla il comitato: «La sovrintendenza non si è mai espressa sugli aspetti architettonici e antropologici»
FRANCAVILLA. Di Palazzo Sirena, ormai, resta solo qualche immagine in cartolina. Le gru, all’opera da giorni, hanno lavorato senza sosta e alla fine hanno rivelato uno skyline del tutto inedito, al quale residenti e turisti, a questo punto, dovranno giocoforza abituarsi.
Tornare indietro non si può. Tra fautori del sì alla demolizione, e le polemiche di chi era contrario, l’argomento ha tenuto banco per tutta l’estate, ma in verità era da anni che se ne discuteva in tutte le sedi. Secondo il sindaco Antonio Luciani, giunti a questo punto non c’è altro da dire sulla questione, che ritiene chiusa, non fosse altro perché ormai la demolizione è stata quasi completata del tutto.
Ma gli esponenti del comitato Risorgi Sirena non la pensano esattamente come lui. «Una ferita», dice Pierfrancesco Fimiani, portavoce del comitato, «che ha toccato la città in maniera profonda». La parte basale dell’edificio è ancora a terra, ma tutto il resto è stato buttato giù con la tenaglia, in un crescendo scenografico fatto di gigantesche fauci meccaniche che “mangiavano” i muri sotto gli occhi di passanti e curiosi. «Il sindaco Luciani», aggiunge Fimiani, «dice che il procedimento è concluso, ma in realtà non è così, perché i procedimenti sono ancora tutti aperti. E soprattutto, non c’è nulla di ufficiale. Luciani si è limitato a riferire i contenuti di un incontro avuto con la Sovrintendenza, ma da quanto ci consta, non c’è ancora alcun atto ufficiale che suggelli le dichiarazioni del sindaco. Che cosa si siano detti, durante quell’incontro, non si sa».
Secondo Fimiani, infatti, l’unica presa di posizione ufficiale da parte della Soprintendenza, al momento, resta la comunicazione inviata al Comune il giorno in cui hanno preso il via i lavori di demolizione, con la quale si chiedeva al sindaco di sospendere le operazioni in corso. «In realtà», sottolinea, «risultano ancora aperti i due procedimenti che riguardano i vincoli sull’edificio. Il primo si riferisce al vincolo architettonico. Pare che la Soprintendenza abbia escluso l’esistenza di questo vincolo, ma anche in questo caso non c’è alcun atto ufficiale che dimostri al di là di ogni dubbio questa asserzione. Il secondo si riferisce invece al vincolo etno-antropologico, che è attualmente in corso di valutazione da parte della Soprintendenza regionale, che ha sede all’Aquila, e che sulla materia deve ancora esprimersi. Siamo tutti in attesa di sapere quale sarà l’orientamento seguito».
E se a questo punto venisse fuori che questo vincolo esiste, che cosa succederebbe, dal momento che il palazzo ormai è stato demolito?
«Succede che chi ha sbagliato», sottolinea Fimiani, «se ne assumerà la responsabilità. Ripeto, di ufficiale non c’è niente, ma la Sirena, nel frattempo, non esiste più».
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