Vincono la causa contro le Poste per i risparmi investiti 12 anni fa

Disavventura a lieto fine di una giovane coppia che rischiava di perdere 3.500 euro di buoni fruttiferi L’Arbitrato bancario ha imposto la restituzione della somma nonostante fosse scattata la prescrizione
PESCARA. Una giovane coppia, per le sue piccole questioni familiari, aveva sempre creduto di poter fare affidamento su di un piccolo gruzzolo di denaro (3.500 euro) che nel lontano 2006 aveva investito in buoni fruttiferi postali ma, quando a distanza di ben 12 anni, avendone necessità, andò a prelevare quella somma ritenendo che nel tempo fosse peraltro cresciuta grazie agli interessi maturati, si trovò di fronte ad una sgradita sorpresa: quei soldi la coppia non avrebbe più potuto ritirarli. Persi per sempre: niente interessi, ma nemmeno più il capitale investito, perché il loro ritiro era soggetto a prescrizione e, se non fosse avvenuto 18 mesi dopo il versamento iniziale, le Poste avrebbero incamerato il corrispettivo.
Alla base di tutto non ci sarebbe stata però una dimenticanza della giovane coppia, ma una evidente ed inspiegabile mancanza di Poste italiane nell'assolvere l'obbligo informativo. Nessuno aveva detto alla coppia di quella clausola contrattuale o comunque l'intermediario finanziario Poste italiane non fornì agli investitori la documentazione informativa circa l'investimento effettuato e gli stessi buoni non recavano alcuna data di scadenza sul dorso, altrimenti gli interessati non avrebbero rischiato di perdere tutto ed avrebbero ritirato i soldi alla scadenza fissata. E dopo una controversia durata tre anni, alla fine quantomeno la coppia è riuscita a recuperare il capitale versato nel 2006.
Ma è stato necessario l'intervento di un avvocato, Giandomenico Croce, che ha risolto la questione rivolgendosi all'Abf, l'Arbitrato bancario finanziario, per trovare un accordo, vista soprattutto la mancata informazione fornita ai suoi clienti dall'intermediario finanziario, e quindi la mancanza di un obbligo informativo insuperabile. «Posto che la scadenza dei titoli era fissata entro un periodo piuttosto breve (18 mesi)», scrive il presidente del Collegio arbitrale bancario, «e che l'ulteriore attesa non avrebbe determinato alcun beneficio in capo alla ricorrente, il fatto di formulare richiesta di rimborso dopo molti anni (più di 12) porta questo Arbitro a ritenere accertata la condotta illecita dell'intermediario, relativa all'omissione di informazioni essenziali ai fini del corretto svolgimento del rapporto con il risparmiatore».
«Al contempo», aggiunge l'arbitro riducendo le pretese dei ricorrenti, «ritiene il Collegio che il danno risarcibile sia, nell'odierna controversia, costituito dal capitale versato dai contitolari, ma non dal rendimento dei titoli. Se, infatti, è ragionevolmente certo che, ove fossero stati informati della scadenza degli stessi, i possessori avrebbero tempestivamente presentato i buoni all'incasso, è viceversa impossibile determinare il giorno in cui ciò sarebbe potuto avvenire e, di conseguenza, il rendimento dei titoli che parte attrice ha perduto». Da qui la decisione di imporre la restituzione dei 3.500 euro, che Poste ha immediatamente rispettato.
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