Violenza sessuale dopo la movida Condannato a 5 anni e mezzo

L’imputato è un calciatore dilettante oggi 36enne, la vittima è un’animatrice dei locali pescaresi La vicenda risale al 2016. La donna: ero paralizzata dalla paura, lo minacciai di lanciarmi dalla finestra
PESCARA. Finisce con una condanna a cinque anni e mezzo una brutta vicenda di violenza sessuale su una donna, maturata nell’ambito della movida pescarese, tra personaggi noti a chi frequenta i locali notturni cittadini: la vittima, all’epoca dei fatti 36enne, era un’assidua frequentatrice e animatrice di quelle serate.
La vicenda risale all’estate del 2016 e si è conclusa ieri davanti al collegio del tribunale di Pescara dove l’imputato, all’epoca 30enne e frequentatore dei campi di calcio dilettantistico, è stato condannato per violenza sessuale, spaccio di cocaina e tentata estorsione: assolto soltanto dal reato di sequestro di persona (il pm Rosangela Di Stefano aveva chiesto la condanna per tutti i reati a 4 anni e mezzo, meno della pena decisa dai giudici, mentre la difesa ne aveva chiesto l’assoluzione). La vicenda nasce in un locale di Pineto il 31 luglio del 2016: una nottata che la donna passa con amici e anche con questo ragazzo che lei conosceva, ma con il quale, a suo dire, non aveva mai avuto una relazione.
Diversa la versione prospettata dall’avvocato Giuseppe Cantagallo che ha sostenuto che i due era da tempo che si frequentavano e che la discussione che nacque quella sera sarebbe stata causata dal fatto che l’imputato si rese conto che la donna, pur stando con lui, aveva rapporti con altri due personaggi, uno dei quali molto noto nel giro dei locali notturni. Sta di fatto che quella notte i due lasciano la compagnia e lei, con la sua auto, riaccompagna a casa l’imputato che però, per strada, dice di sentirsi male e di volersi fermare in un albergo di Città Sant’Angelo (sono circa le 7 del mattino). Lei lo accontenta perché pensava che avesse bevuto troppo e fatto uso di droga. Una volta in camera nasce la discussione per dei messaggi scoperti dall’uomo sul cellulare della donna. Le scatta anche delle fotografie sul letto perché le avrebbe volute mostrare ai suoi “rivali” per dimostrare che lei era a letto con lui, e la costringe anche a consumare un po’ di cocaina. Stando alle dichiarazioni della vittima, che viene ascoltata dalla polizia molti mesi dopo il fatto (la denuncia infatti non venne presentata dalla donna che si recò però in ospedale per farsi refertare), l’imputato l’avrebbe anche minacciata di pubblicizzare quel rapporto sessuale se lei non gli avesse versato 10 mila euro, o in alternativa gli avesse dato la sua auto. La questione degenera e l’uomo, secondo il racconto della ragazza, la violenta.
La vittima nella denuncia riferisce: «Ero letteralmente paralizzata dalla paura e non riuscivo neppure ad alzarmi dal letto per tentare di lasciare quella stanza: lo minacciai anche di lanciarmi dalla finestra. Voleva che diventassi la sua donna». Poi, a ora di pranzo, i due lasciano l’hotel e lei riaccompagna l’uomo a casa sua dove, secondo il suo racconto, sarebbe stata costretta a restare per alcune ore, fino a quando l’imputato non le restituì le chiavi dell’auto. Così lei andò a casa, si cambiò e si recò prima al pronto soccorso di Pescara e poi, data l'attesa, a quello di Chieti. Una sentenza che la difesa ha già annunciato di voler appellare.

