Violenza sessuale in Comune: un anno e 8 mesi all’ex dirigente

26 Febbraio 2020

Costantino Di Donato condannato per aver abusato nel suo ufficio di una donna in cerca di lavoro Il tribunale ha ritenuto il fatto di lieve entità e ridotto la pena rispetto ai 4 anni e 4 mesi chiesti dal pm

MONTESILVANO. Arriva la condanna dei giudici del tribunale di Pescara per l'ex dirigente del Comune di Montesilvano, l'ingegnere Costantino Di Donato, finito sotto processo con l'accusa di violenza sessuale nei confronti di una donna straniera. Un anno e 8 mesi di reclusione, con l'interdizione di un anno dai pubblici uffici e il risarcimento alla parte offesa da quantificarsi in sede civile, la sentenza emessa ieri dal collegio presieduto dal giudice Villani.
Il tribunale ha rivisto la richiesta del pm Andrea Papalia che era stata di 4 anni e 4 mesi di reclusione, e ha riqualificato il reato di violenza sessuale come di lieve entità riducendo di conseguenza la pena. Di Donato (poi licenziato dal Comune, con la causa di lavoro ancora in corso), quel giorno del 13 febbraio del 2016, un sabato e quindi con gli uffici chiusi, aveva portato nel suo studio di Palazzo Baldoni quella donna conosciuta in un bar, con la promessa di darle un posto di lavoro.
Ma all'improvviso arrivò il blitz dell'allora sindaco Francesco Maragno, accompagnato dal comandante della polizia municipale.
«La responsabilità dell'imputato», ha detto il pm nel corso della requisitoria che si è tenuta nella precedente udienza, «è stata pienamente provata. La prova principe è proprio la dichiarazione della parte offesa che ha riferito con estrema genuinità il fatto accaduto. L'imputato indusse la parte offesa a recarsi da lui con il pretesto di un lavoro. Quando intervengono il sindaco e la polizia municipale, la situazione era chiara: la condizione fisica dell'imputato agitato, la cinta dei pantaloni slacciata, tutto era coerente con il racconto della vittima e con la rabbia del Di Donato per essere stato scoperto dal sindaco e dalla polizia municipale».
E poi ancora la pubblica accusa aggiunse che si trattava di «un episodio antipatico, odioso e violento, fatto peraltro all'interno di una struttura pubblica». Di Donato era finito nel mirino del sindaco da tempo e quel sabato, informato a suo dire da qualcuno che si trovava nella adiacente scuola di musica, aveva prima contattato i carabinieri e poi si era recato personalmente nell'ufficio del dirigente Di Donato. La difesa (arringa sostenuta dall'avvocatessa Luisa Gabriele) aveva cercato di spiegare al collegio che «Maragno voleva colpire nel segno», palesando vecchi rancori tra i due e che comunque non era vero che l'imputato, quando entrarono Maragno e il comandante dei vigili aveva i pantaloni scesi e la cerniera slacciata, ma soltanto «la cintura fuori posto».
Ma è forse il racconto della parte offesa (che aveva chiesto un risarcimento di 50mila euro) che è stato ritenuto attendibile da parte del collegio.
Testimoniando, la donna aveva detto di aver incontrato Di Donato in un bar in centro: «Mi disse che gli serviva una interprete e di portargli i documenti per fare il contratto nel suo ufficio».
E lì, stando all'accusa, la donna sarebbe stata presa per i fianchi dall'imputato che cercò «di farla sedere sulle sue gambe e, di fronte alla resistenza della donna, tenendola con forza per le braccia, baciandola sulle labbra contro la sua volontà e palpeggiandole il seno e le gambe, avrebbe costretto la donna a subire atti sessuali».
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