Violenza sulle figlie, otto anni al papà

Francavilla, lo accusa l’ex moglie. Tra le vittime anche la nipotina. Dovrà risarcire le tre piccole di 50mila euro a testa
FRANCAVILLLA. Quel papà di Francavilla non giocava con le figliolette e la nipotina ma commetteva violenza sessuale. Così ha sentenziato, ieri pomeriggio, il tribunale di Chieti che ha condannato R.E., 48enne francavillese a 8 anni di reclusione.
I giudici Geremia Spiniello, Patrizia Medica e Andrea Di Beradino, gli hanno inflitto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il divieto, della durata di un anno, di avvicinarsi alle sue due bambine e alla nipote. Infine lo hanno condannato a risarcire 50 mila euro a testa a ciascuna delle tre piccole vittime. Ma non è possibile pubblicare per esteso il nome del papà condannato. Occorre tutelare le figlie che portano il suo cognome e che quindi sarebbero identificabili. La storia comincia nel 2011 ma presenta ancora molti lati oscuri. E’ l’ex moglie che denuncia R. Si rivolge ai carabiniere dopo aver ascoltato il racconto del figlio maschio più grande sui giochi del papà con le sorelline che, al momento in cui si sarebbero consumati i reati, avevano appena 5 e 12 anni. Anche la nipotina di 10 anni però finisce nei racconti del ragazzino. Così parte l’inchiesta della procura di Chieti. Le due sorelline e la cuginetta vengono sentite dal magistrato in fase di incidente probatorio che è una vera e propria anticipazione del processo. E confermano i giochi proibiti. Le parole delle tre bambine diventano così macigni per la difesa di R.E. che non ha mai spesso di professarsi innocente. Nell’udienza che ha preceduto quella di ieri, hanno testimoniato l’ex moglie del papà imputato e due assistenti sociali che hanno tenuto in cura le bimbe. Le tre donne, a loro volta hanno, confermato le accuse contro R.E., ma non per cognizione diretta dei fatti. E su questo può puntare il difensore, Roberto Di Loreto, nel ricorso in appello. Ma ci sono anche due retroscena della vicenda francavillese che danno una chance all’imputato.
Nel primo caso di tratta, secondo il difensore, dei tempi della denuncia coincisi con quelli della causa di separazione tra moglie e marito durante la quale, però, la donna non avrebbe fatto presente al giudice civile le presunte violenze commesse dal marito. Sempre secondo la tesi della difesa, nel 2009 R.E. presentò un esposto contro la moglie accusandola di fatto di avergli chiesto dei soldi se no sarebbe andata a denunciarlo per i suoi comportamenti verso le bambine.
Ma per ora questi particolari difensivi non hanno sortito alcun effetto. Lo dimostrano gli otto anni inflitti al papà. La difesa spera nell’appello.(l.c.)

