Vita da zampognari «Facciamo concerti anche all’estero»

Luigi Varalli e Manuel D’Armi, di 27 e 20 anni, si sono esibiti davanti ai bambini alla manifestazione di Natale alla Tinozzi
PESCARA. Dante Alighieri la chiamava «sampogna», mentre più recentemente Matilde Serao così descriveva, nel 1917, a Napoli, l’assenza dei suonatori dello «strumento rusticano da suono» (è questa la definizione che ne dava Luigi Pulci circa 500 anni prima): «Non si sono visti i zampognari quest'anno.
La cara tradizione dei vecchi pastori della montagna che ogni anno, al declinare del dicembre uggioso, scendevano in città con il loro carico di cucchiai di legno, con la zampogna e con le ciaramelle, per la novena a Gesù Bambino, si è spenta del tutto con la guerra?».
Ma invece, eccome, gli zampognari a Pescara quest’anno si sono visti. Quantomeno in occasione del concerto di Natale organizzato nella scuola Tinozzi, diretta da Annarita Bini quando, oltre all’Aulos ensemble, con gli alunni delle classi delle prime C, E, H, D e G, nella seconda parte, prima dell’esibizione dell’orchestra giovanile della Tinozzi - che ha spaziato, nel pomeriggio, dall’Inno alla Gioia di Beethoven a La vita è bella di Nicola Piovani, passando per Imagine di John Lennon e altro - nell’intermezzo sono arrivati due zampognari doc.
Già, poiché nonostante la giovane età - Luigi Varalli, di Cugnoli, ne ha 27, di anni, mentre il suo collega, Manuel D’Armi, di Penne, ne ha 20 - sono loro a ravvivare la tradizione della zampogna, insieme a una delle associazioni regionali musicali abruzzesi, l’Associazione culturale d’Abruzzo, con sede a Chieti e presieduta da Ciriaco Panaccio. «Una passione», quella di Varalli, il quale suona la zampogna da quando aveva 18 anni, «per il folklore e le tradizioni, che in quanto musicista per me è sfociata nella zampogna», spiega ancora Varalli, «e nella ciaramella», altro strumento a fiato popolare. Ma riproporre oggi la zampogna, per Varalli, che lavora in un'azienda della provincia, non significa soltanto ripristinare un passato che non passa.
«Noi facciamo anche concerti all’estero», fa notare lo zampognaro di Cugnoli, «e il nostro lavoro è stato di migliorare questi strumenti, anche uscendo dalla tradizione. Inoltre, abbiamo adottato pezzi di musica classica, come la Serenata di un montanaro di Hector Berlioz, mentre di Händel la Sinfonia pastorale», non dimenticando appunto che zampogna deriva dal latino «sinfonia», in quanto la zampogna è uno «strumento in grado di emettere simultaneamente suoni gravi e acuti», precisa il dizionario etimologico della Zanichelli.
Ma Varalli e D’Armi non hanno dimenticato l’origine popolare dello strumento. «Quando ci chiamano», fanno sapere i due, «andiamo in strada a suonare». D’Armi, poi, che studia ancora al Conservatorio, ha addirittura cominciato a suonare l’organetto «a sei anni, per poi aggiungere la zampogna, dopo aver conosciuto il musicista Antonello Di Matteo, di Chieti», un maestro per ambedue gli zampognari, i quali, tra l’altro, si esibiscono anche nei presepi viventi e nei mercatini. Ma non solo. «Suoniamo anche nelle chiese», prosegue D’Armi, «e poi nella Banda della zampogna, che conta 40 elementi».
Una passione, quella per la zampogna, che ha pervaso anche Antonio Bini, curatore di una mostra alla scuola Tinozzi, e fratello della dirigente scolastica: «La scelta di inserire nel manifesto la copertina della partitura di Vittorio Pepe, illustrata mirabilmente da Basilio Cascella nel 1897», ha osservato, «permette di riflettere sui valori artistici e culturali del Natale in Abruzzo ancora dominato dalla presenza degli zampognari». Al concerto alla Tinozzi ha partecipato anche il vice prefetto, Maria Di Cesare. Hanno inviato gli auguri il presidente della Camera di commercio Daniele Becci, il direttore generale dell'Usr Ernesto Pellecchia, il direttore generale della direzione dello studente del Miur Giovanna Boda e la segreteria del Comitato nazionale pratica musicale Annalisa Spadolini.
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