Vita difficile in periferia Oggi il pugile campione fa lezione contro i bulli

Roberto Cammarelle si allena con i ragazzi in via Caduti per Servizio «Ai giovani dei quartieri a rischio dico: sognate, voi potete fare tutto»
PESCARA. «Fate sport e credete nei vostri mezzi: sappiate che voi potete fare tutto quello che sognate». Roberto Cammarelle, campione olimpico e mondiale di pugilato, manda il suo messaggio ai ragazzi di Fontanelle: oggi alle 18 ci sarà anche lui nel piazzale di via Caduti per Servizio per un allenamento con la sezione giovanile delle Fiamme Oro di Pescara, il gruppo sportivo della polizia. «Una volta», racconta Cammarelle, oro a Pechino 2008, «sono venuto in una scuola di Pescara e tanti ragazzi si lamentavano del fatto che in città ci fossero poche opportunità. Non è vero: bisogna capire il proprio obiettivo e guardarsi intorno. E lo sport è utile anche per questo: produce menti più aperte e pronte a cogliere nuove occasioni». Al fianco di Cammarelle anche i giovani della Pugilistica Abruzzo di Simone Di Marco.
Un allenamento nel cuore di un quartiere difficile: perché?
«È semplice: i valori dello sport, soprattutto del pugilato, sono formativi e danno un esempio straordinario: guardando i ragazzi allenarsi si può capire quanto lo sport faccia bene. A Pescara abbiamo una sezione giovanile delle Fiamme Oro, 9 in giro per le periferie italiane: dove ci sono realtà socio-economiche difficili, insieme alla polizia, portiamo lo sport che è uno strumento fantastico. Così si raggiunge un obiettivo doppio: le persone sono coinvolte nello sport e si immergono nella cultura del rispetto delle regole. Le Fiamme Oro sono importanti ma i benefici dello sport non hanno confini: è fondamentale frequentare una palestra qualsiasi. Se riusciamo a togliere da una cattiva strada anche soltanto il 20% della gente che la frequenta è un grande risultato».
I residenti di Fontanelle denunciano spesso prepotenze: come ci si può comportare in questo contesto?
«La prepotenza si fonda sull’insicurezza: si attacca perché si è insicuri mentre il pugilato insegna il contrario, la sicurezza. Un atleta non avverte il bisogno di attaccare briga e magari, a determinati comportamenti, sa rispondere con le parole. Poi, se un bullo diventa pugile, allora, siamo sicuri che non avrà mai più quegli atteggiamenti perché in palestra gli si insegna prima di tutto il rispetto delle regole. E non bisogna per forza essere dei campioni: l’importante è credere nell’etica dello sport».
Tanti non denunciano i soprusi perché hanno paura: le sembra corretto?
«Capisco il timore ma non è corretto. Oltre alla palestra, noi delle Fiamme Oro rappresentiamo un punto di incontro dei cittadini con le forze dell’ordine: il rapporto con il proprio allenatore, che è anche un poliziotto, può essere sia uno sfogo che un modo per fornire gli strumenti per capire come comportarsi».
Ma perché i bulli sono bulli?
«Perché pensano di essere più forti e hanno atteggiamenti di prevaricazione. È la loro scorciatoia per non fare le cose: per esempio, affermano di non avere i soldi e, quindi, vanno a prenderseli dai ragazzi più deboli. Insomma, non hanno lo spirito di guadagnarseli quei soldi. Il vero pericolo, poi, è quando i bulli fanno gruppo».
Lo sport può rappresentare una via di uscita dal degrado sociale e morale?
«Ci crediamo molto: tanti chiedono che le istituzioni facciano qualcosa e la polizia porta il pugilato nei quartieri difficili per far capire che esiste qualcosa di diverso alla strada. E poi lo sport ad alto livello può diventare anche un lavoro per i nostri giovani».
A suo avviso, di cosa ha bisogno la periferia?
«Strutture, modelli ed esempi, informazione e formazione. Quello di oggi è un appuntamento che serve per dire alla gente che noi ci siamo e che c’è una strada diversa».
Di fronte ai giovani che commettono reati, lei cosa pensa?
«Mi dispiace tanto: è un peccato perché così si spreca la vita e ne abbiamo una sola. E poi, con questi comportamenti, l’Italia e il mondo diventano un posto peggiore. Nei giorni scorsi, il nostro ambiente ha subìto un lutto: un ragazzo è stato accoltellato fuori da una discoteca: è inconcepibile uscire per andare a divertirsi e, poi, non tornare più a casa».
Un consiglio ai ragazzi che vivono in un quartiere come Fontanelle?
«Credete in voi stessi e pensate che non c’è niente che non possiate fare».

