VITTIME DEL PERFIDO GIOCO DELLE PROVOCAZIONI
Purtroppo il gioco delle provocazioni ha causato l’epilogo che tutti conosciamo. Non riesco proprio a immedesimarmi in chi arriva a lanciare una molotov contro le forze di polizia mentre svolgono un...
Purtroppo il gioco delle provocazioni ha causato l’epilogo che tutti conosciamo. Non riesco proprio a immedesimarmi in chi arriva a lanciare una molotov contro le forze di polizia mentre svolgono un servizio d’ordine predisposto a tutela della libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Mi piacerebbe sapere se agli organizzatori della rissa e ai lanciatori di oggetti contundenti (bottiglie, sampietrini, fumogeni e arredo urbano divelto) è passato per la testa, anche per un solo istante, il pensiero che forse gli agenti messi sotto assedio non condividono le idee della Lega e che erano lì solo per compiere il loro dovere, visto il clima di tensione generatosi intorno all’arrivo di Salvini a Napoli.
Una battaglia urbana che ha messo a rischio l’incolumità di cittadini inermi ai quali non è stato consentito di scegliere ma solo di assistere da un lato all’intolleranza xenofoba della Lega, dall’altro all’estremismo violento dei contestatori. Come si può accusare ora Salvini di essere un pericoloso fascista se chi lo contrasta usa metodi squadristi? Si sono domandati lor signori se questo era proprio quello che voleva il segretario della Lega in modo da poter passare per vittima di una certa sinistra facinorosa e settaria? Si sono domandati quale effetto ha avuto la bravata sulla maggioranza silenziosa ormai atterrita da un contesto di crisi permanente?
Bene hanno fatto i musicisti a manifestare il dissenso attraverso le loro qualità artistiche: un’opposizione pacifica e culturale, prima ancora che politica. L’unico plausibile ed eventuale modo di opporsi a Salvini è costringerlo a rispondere sull’operato negli ultimi venticinque anni della Lega che con le sue politiche di governo ha marginalizzato il Mezzogiorno alimentando la crisi economica, sociale e civile dell’Italia intera.
L’assenza di interesse per il Sud è la più grande fesseria politica della cosiddetta seconda Repubblica. È a questa idiozia, frutto di ignoranza politica, che bisogna rispondere. I centri sociali non c’entrano un fico secco. Napoli è la cartina di tornasole della crisi d’identità nazionale e la sua classe dirigente, grazie al potere dell’immaginario autoctono globalizzato, dovrebbe avere la forza di reagire ponendosi alla guida di un processo di trasformazione del Paese, capace di dare voce a tutti quei cittadini lasciati indietro dall’economia neoliberista.
Il sindaco, gli artisti, gli intellettuali, gli alternativi dei centri sociali devono smetterla di guardare alla grandezza dell’ex capitale e parlare al mondo dal centro del Mediterraneo, con i suoi ritmi, la sua marginalità, la sua rabbia, la sua cultura promiscua tra occidente ed oriente, tra popolo e borghesia. Devono assolvere al ruolo che compete a questa città: nella generale crisi degli stati nazionali tocca alle grandi metropoli mondiali ridisegnare il profilo di un futuro incerto e feroce, che tale è proprio in virtù dei tanti Salvini cresciuti nella panacea della società liquida e diseguale. La risposta non è e non può essere la “giornata dell’identità napoletana” perché, nonostante i buoni propositi, significa rinchiudersi nella consolante ricerca di un localismo provinciale che asseconda il fondamentalismo napoletano, una specie di confine tra la città e la nazione che cementa l'identità territoriale alla identità marginale/deviante, rovesciando il vittimismo postunitario nell’orgoglio criminale della Globalizzazione. Ovvero proprio quella narrazione che alimenta stereotipi e luoghi comuni dai quali ci si vuole liberare.
Napoli non è Napoli, Napoli è l'Italia, Napoli è il pezzo mancante dell’Europa, Napoli è l’emblema del locale che diventa globale, un luogo dello spirito che non ha bisogno di una specifica connotazione territoriale perché il compito della sua classe dirigente dovrebbe essere renderla parte integrante dell'anima mundi, strenua paladina della famiglia umana.
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