«Vivere nell’incubo di non trovare più la terra sotto i piedi»

Sei famiglie rischiano di vedere crollare le loro abitazioni «L’alternativa? Spendere 100mila euro che non abbiamo»
MONTESILVANO. Prigioniera delle frane davanti al portone di casa. Per fermare il dissesto idrogeologico, che va avanti da trent’anni, con dei pali di sostegno in ferro e cemento armato, ci vorrebbero centomila euro, ma Lucia Bardati, 82 anni, non dispone di tale somma e per questa ragione si è rivolta al Comune per chiedere aiuto.
Ogni volta che piove o nevica, la pensionata, residente in una palazzina di contrada Fonte D'Olmo, in zona Collevento, è costretta a sborsare «migliaia di euro per ricoprire, con quintali di breccia, le voragini che si aprono davanti alla porta dell'abitazione, a seguito della pressione dell'acqua sul terreno argilloso che provoca anche la rottura delle condotte fognarie e degli impianti dell'acqua potabile».
La prima spesa di venti milioni di lire tra il 1987 e il 1988, quando i coniugi Signori, (il marito Egidio è deceduto 24 anni fa) originari di Antrodoco, provincia di Rieti (dal 1979 residenti a Montesilvano, inizialmente vivevano in via Carmine D'Agnese) decisero di acquistare l'appartamento dei Colli situato lungo un budello di strada privata, che si ricollega alla via Vestina. Qui vivono anche i nipoti della vedova, e altre due famiglie, coinvolte nei disagi e nelle preoccupazioni del dissesto franoso. «Appena, io e mio marito, abbiamo preso possesso dell' appartamento, oggi di mia proprietà» ricorda Lucia Bardati «subito si è aperta una voragine davanti la porta e non riuscivamo più a entrare in casa».
Da allora, sono passati circa trent’ anni e la situazione è rimasta immutata. Anzi. è decisamente peggiorata. «Mi sono rivolta al Comune, ma mi hanno risposto che la strada è privata e il problema non è di loro competenza. Hanno aggiunto», prosegue la ex fioraia della stazione, « che rischio anche di perdere la casa perché se il movimento del terreno dovesse peggiorare, il sindaco sarebbe costretto a far sgomberare la zona per ragioni di sicurezza. In questo caso, mi toccherebbe pagare un affitto, oltre alle spese correnti della mia abitazione e non posso permettermelo». Lucia Bardati ha provato a vendere casa.«Ma chi se la compra, con questi problemi? Il geologo che ha fatto i rilievi, ha concluso che dovrei far posizionare almeno una ventina di pali di ferro e cemento, alla profondità di venti metri nel terreno e collegarli a una trave di sostegno. Sarebbe questo l'unico modo per bloccare il dissesto. Ma io non ho quei centomila euro e i miei nipoti non possono aiutarmi perché pagano già il mutuo di casa». Dunque, l'abitazione è diventata una trappola: «Non posso andarmene e non posso neppure restare, perché ogni volta che il tempo fa i capricci, devo pagare migliaia di euro per coprire le buche. Ma quando sono stati rilasciati i permessi di costruzione, nessuno si è accorto che questa zona era dissestata? ».
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