Vivere nella città blindata: è cambiato tutto

Penne nella zona rossa: dal parroco allo sportivo, i nuovi divieti hanno stravolto la quotidianità di tutti
PENNE. Non si entra e non si esce dalla zona rossa. La barriera sanitaria restrittiva ha modificato abitudini, quotidianità e attività di tutti i cittadini. Si sta in casa accomunati da un duplice pensiero: da un lato la voglia di tornare alla normalità e riprendere la propria vita e dall’altro il timore di non riuscire ad interrompere il contagio del Covid19. Anche prima dell’istituzione della zona rossa, a dire il vero, si circolava poco in città, ma adesso a Penne è difficile sentire rumori. Si esce solo per fare la spesa o per andare in farmacia. La socialità è limitata alle videochiamate via social.
«Sono a casa (vive a Moscufo) dall'8 marzo», racconta il parroco della chiesa di San Domenico, don Andrea Di Michele. «Vivere "tappati" in casa è molto difficile. Soprattutto ora che si avvicinano le festività pasquali la distanza si fa più forte. Quello che manca è soprattutto il contatto umano, la vicinanza, il camminare insieme. Per continuare un contatto con i parrocchiani utilizzo sia Facebook che Whatsapp», spiega ancora don Andrea, «solitamente una catechesi sul vangelo della domenica, l'adorazione eucaristica il martedì, il venerdì la via crucis e messa. Ho fatto anche degli incontri per insegnare a livello spirituale-cristiano come affrontare questo periodo di desolazione. Inoltre con Skype e Zoom abbiamo continuato gli incontri con l'azione cattolica, con gli scout, e con i gruppi parrocchiali». La zona rossa non ha fermato solo chi lavora, ma anche chi fa sport. Giacomo Rossi, 16enne pennese ed esterno sinistro dell’Under 16 del Pescara Calcio, è stato fermato dalla zona rossa anche per i suoi allenamenti individuali. «Prima mi allenavo da solo al campo sportivo di Penne: principalmente corsa ed esercizi con il pallone per non perdere confidenza. Adesso», racconta il giovane calciatore, «mi alleno in casa quasi esclusivamente fisicamente: flessioni, addominali, tapis roulant. Mi manca lo spogliatoio, lo stare insieme con la squadra e il gruppo, ma adesso è più importante fermare questa emergenza».
Tra le categorie più penalizzate c’è quella dei ristoratori. Francesco De Fabritiis, titolare del pub-ristorante Chicco Verde: «Trascorro le giornate con la speranza di tornare presto a servire i miei cittadini, con la speranza e la voglia di riabbracciare la mia ragazza che non vedo da 20 giorni. Con la preoccupazione per i miei cari che devono andare a lavoro con tutti i rischi che corrono. Il lavoro è importante sì, ci dà da mangiare, e io sono fortunato che vivo con i miei che comunque hanno lo stipendio garantito in Brioni. Quando tutto questo sarà finito si tornerà a lavorare, con la consapevolezza che non sarà purtroppo come prima», conclude.
Anche la scuola si è dovuta adeguare ai tempi del coronavirus. Le lezioni sono online e il contatto umano è forzatamente cambiato. «In questo momento di forte restrizione penso ai miei studenti, disorientati e confusi, penso a tutti i bambini che seppur piccoli hanno dovuto rinunciare a giocare all’aria aperta», commenta Angela Pizzi, preside dell’istituto tecnico Marconi di Penne. «Penso a tutti coloro che sono costretti a uscire per salvare vite, medici e infermieri, per soddisfare le nostre esigenze, e penso a coloro che stanno combattendo per vincere questo brutto virus. Zona rossa o no, Penne sta vivendo un incubo e spero che ne esca al più presto», sottolinea Angela Pizzi. La speranza di tutti è di uscire al più presto da questa spirale di contagio e di riprendere la vita di sempre, quella per la quale, fino ad un mese fa, a volte si sbuffava e ci si lamentava». (f.bel.)
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