«Vogliamo un bambino» «Ma non siete genitori»

30 Gennaio 2016

I due omosessuali sognano un futuro con un figlio: «La società si è evoluta» Il marito e la moglie dicono no: «Al piccolo mancherebbe una figura di riferimento»

PESCARA. Nei sogni di Christian e Marco, uniti da 4 anni, c’è anche quello della paternità, tanto che la coppia ripete con forza: «La famiglia non è più solo quella tradizionale, ci siamo evoluti, e anche noi siamo in grado di dare amore a un bambino». Fulvio ha una moglie e 8 figli: «Non sono d’accordo. La famiglia è padre e madre. È la natura che lo dice. Il padre e la madre hanno ruoli diversi. I miei stessi figli riconoscono tali ruoli. La mamma è con loro, li accompagna, li corregge. Ma è il papà che alla sera fa la conta di tutto. Le figure sono differenti e in una famiglia ci vogliono entrambe. In una famiglia omosessuale nei confronti di un figlio ne mancherebbe necessariamente una».

Christian: «Quello che conta è dare amore, e noi siamo capaci di darne indipendentemente dal nostro orientamento sessuale». Mamma Michaela: «No, perché nel vostro caso mancherebbe la figura di una donna, una figura materna, così come nel caso di una coppia femminile mancherebbe la figura paterna. La famiglia non è solo amore, è autorità e amore».

Fulvio: «D’altra parte è la natura che lo dice, e già il fatto che l’aspetto possa essere messo in discussione anche nell’educazione scolastica ci preoccupa molto».

Michaela: «Mia figlia è tornata un giorno da scuola sconvolta per aver assistito a uno spettacolo con un finale rivisitato e che ammiccava all’omosessualità».

Christian: «Se era sconvolta vuol dire che in casa non ne parlate abbastanza, o che ne parlate come una cosa “strana”».

Michaela: «Certo che ne parliamo, ne parliamo e i nostri ragazzi sono pronti a tali contenuti che vengono proposti anche dalla tv, dai telegiornali».

Marco: «Bisogna considerare che vi sono molte situazioni nelle quali i figli soffrono molto di più, quelle dove ci sono separazioni violente, ad esempio, o dove un genitore viene a mancare».

Fulvio: «Certo, ci sono situazioni che fanno molto soffrire i figli, per questo motivo ci si dovrebbe pensare mille volte prima di abbandonare una famiglia. Ma quelle sono situazioni che non scegli, che purtroppo accadono e che la famiglia deve saper affrontare. In caso di un decesso di uno dei genitori, invece, in genere interviene sempre una figura terza ad aiutare la famiglia nella crescita dei figli, che sia una nonna, una zia, un parente, un amico».

Christian: «Conosco famiglie di omosessuali che hanno cresciuto figli dei quali essere orgogliosi».

Michaela: «Certo, ma prima o poi questo bambino si chiederà quali sono le sue radici, da dove viene, magari cercherà la sua vera mamma o il suo vero papà».

Fulvio: «Per noi la famiglia è composta da una madre e da un padre, perché i figli hanno bisogno dell’una e dell’altra figura. La partecipazione al Family day avviene proprio per questo motivo, perché il ddl ci preoccupa per le degenerazioni che può avere».

Christian: «Nel documento in approvazione non si parla affatto di utero in affitto e simili».

Fulvio: «Il tema ci è caro, e ci siamo informati anche attraverso chi è più avvezzo a studiare tali documenti. Il problema non è la legge in sé, ma alcuni aspetti di essa che possono essere interpretati e degenerare, poiché sul tema figli e sulla natura ancestrale della famiglia non abbiamo alcun dubbio. Poi, si sa, un caso crea il precedente e quello che è un documento apparentemente innocuo può diventare una legge che mina le radici primarie della famiglia». (pa.to.)

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