Volantinaggio in nero, maxi sanzioni in arrivo

Sviluppi nell’indagine della Guardia di finanza sulla società che pagava 3,15 euro all’ora a 90 lavoratori
PESCARA. Si annunciano maxi sanzioni per una società che si occupa di volantinaggio i cui 90 lavoratori sarebbero stati impiegati in nero o con un utilizzo diverso rispetto a quello che risultava dai documenti ufficiali. Si fa quindi più complesso il quadro a carico della Pubbliposter, una delle società del settore finite nel mirino del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Pescara.
Le indagini svolte nei mesi scorsi avevano già permesso di scoprire una frode fiscale di oltre 800mila euro, realizzata - a detta degli investigatori - attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e, dei tre imprenditori indagati, due sono stati sottoposti al divieto per un anno di esercitare funzioni direttive delle persone giuridiche e delle imprese. Già allora erano state scoperte delle irregolarità all'interno di una delle imprese interessate alle indagini delle Fiamme gialle, la Pubbliposter, per ciò che riguarda il personale impiegato. E ora si passa alle contestazioni di carattere amministrativo in materia di lavoro e previdenziale, che faranno scattare le sanzioni, pesantissime, da parte dell'Ispettorato nazionale del lavoro, sulla scorta di quanto accertato dai finanzieri, coordinati dal colonnello Luca Lauro.
Dalla ricostruzione dei flussi finanziari, le Fiamme Gialle hanno accertato che la Pubbliposter si è avvalsa per anni di 32 lavoratori "in nero", retribuiti con un compenso irrisorio, di 3,15 euro all'ora, individuati anche tra le fasce sociali più deboli, a cui si aggiungono 58 lavoratori irregolari, impiegati nell'ambito di un rapporto di lavoro subordinato continuativo e non occasionale come certificato nella contabilità aziendale. Per coprire le somme corrisposte in nero ai lavoratori, nel tempo circa 800mila euro, in base alla ricostruzione della Finanza, l'impresa ha fatto ricorso «a un'ingegnosa quanto perniciosa architettura fraudolenta», dicono i militari delle Fiamme gialle. Ed era questa: veniva simulata la concessione in appalto dei servizi di distribuzione dei volantini a due imprese compiacenti, che fatturavano i corrispettivi inesistenti, ma omettevano di dichiarare i compensi al Fisco e di versare le imposte dovute.
Queste fatture venivano poi effettivamente pagate sui conti delle "cartiere", chiamate così perché è come se esistessero solo sulla carta, e queste ultime provvedevano, attraverso prestanome, al pagamento dei lavoratori. Oltre a emettere le misure cautelari nei confronti di due imprenditori indagati, all'inizio del mese di luglio il giudice Nicola Colantonio ha anche disposto il sequestro del profitto del reato, per una somma pari a 310mila euro, in quote di fondi comuni d'investimento e immobiliari.
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