Vongolare e marineria I fondi scarseggiano

Le 82 imbarcazioni ferme da settembre chiedono un milione di indennizzo Gli armatori vogliono i danni per il porto fermo. La Regione ha 500mila euro
PESCARA. I fondi a sostegno del settore della pesca non bastano per soddisfare le richieste di tutti. La coperta rischia di essere troppo corta per accontentare chiunque chieda di essere indennizzato, per un motivo o per un altro.
È sufficiente pensare che nell’ultimo periodo la Regione Abruzzo è stata chiamata a fronteggiare le richieste del Cogevo Abruzzo, che sollecita uno stanziamento di 12.000 euro annui per ciascuna delle 82 vongolare ferme dal primo settembre.
E poi ci sono gli appelli della marineria di Pescara, rimasta bloccata a lungo, a gennaio, perché il porto non era praticabile e servono altri 500mila euro circa per soddisfare tutti.
Al momento, però, il Fondo unico per la pesca dispone di 500mila euro complessivi, per il 2017, che dovrebbero servire e a «sostenere il comparto» e fronteggiare le «tante urgenze», dice l’assessore regionale Dino Pepe.
Ci sono anche altri aiuti per la marineria, come quelli «per evitare il pagamento delle tasse, e c’è il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, che per il periodo 2007-2013 ha destinato 14 milioni all’Abruzzo e per il 2014-2020 ha previsto quasi 18 milioni di euro. Sono stati pubblicati dei bandi per accedere a questi benefici e altri saranno pubblicati. Certo», ammette Pepe, «la coperta rischia di essere corta per quanto riguarda le somme stanziate nel nostro bilancio, ma verificheremo se ci sarà la possibilità di effettuare delle variazioni. Siamo consapevoli delle grandi difficoltà che ci sono e la nostra attenzione è massima».
Intanto, però, la preoccupazione cresce, specie tra chi lavora con le vongolare, alle prese con mille problemi.
«Dal 2010 il territorio di pesca si è ridotto a seguito dell’istituzione dell’Area marina protetta Torre del Cerrano e ci sono delle zone dove non si può pescare a causa della cattiva qualità delle acque», dice Giovanni Di Mattia del Cogevo Abruzzo citando due dei problemi più sentiti. È stato lui a chiedere l’indennizzo di 12mila euro per ogni barca e presto «chiederò anche che la Conferenza permanente della pesca si occupi di questo aspetto visto che la stessa Regione ha riconosciuto l’opportunità di un indennizzo, per i problemi derivanti dall’istituzione dell’Area protetta. Non voglio innescare guerre tra poveri, per i fondi. Noi vogliamo solo lavorare e, se la cosa non si risolverà, non escludiamo manifestazioni».
«Tra il 2015 e il 2016 la Regione ci ha assicurato circa 4.000 euro una tantum, cioè poche centinaia di euro al mese, se si considera il lungo fermo osservato. Per il Cogevo Abruzzo e il Cogevo Ortona sono stati stanziati circa 500mila euro mentre quest’anno si prevedono 500mila euro per tutto il comparto: va da sé che è una somma ridicola», commenta Claudio Lattanzio, dell’Unci Agroalimentare. «Sono solo spiccioli rispetto a tutti i problemi che gravano sulla marineria abruzzese. Per noi è elemosina e non vogliamo elemosina».
I danni delle vongolare sono da capogiro, quando non si lavora, e Lattanzio parla di «un fatturato di circa 500mila euro al mese che vanno in fumo» per le 82 vongolare che si muovono su uno spazio di 53 chilometri tra Pescara, Roseto e Giulianova. «Con l’area protetta, che per noi è stata una vera boutade, la zona di pesca si è ristretta di 7 chilometri, non c’è la possibilità di turnare le aree di pesca e la produzione è scesa. Ormai lavoriamo 40 giorni l’anno e la comunità se ne deve fare carico». Quanto, poi, ai fondi europei «i contributi arrivano se ci sono degli investimenti per cui mi si chiede di spendere ciò che non ho». Attende risposte dalla Regione Mimmo Grosso, dell’Associazione Armatori di Pescara. «Abbiamo chiesto degli indennizzi per il mese di gennaio, quando siamo stati fermi. Poi per la Regione ci sono state delle emergenze, legate al maltempo, e ci siamo fermati. Se i 500mila euro del Fondo sono per le vongolare siamo pronti a rinunciare, ma aspettiamo un tavolo tecnico per avere risposte per le nostre imprese e i nostri dipendenti».
Massimo Camplone, anche lui armatore, si chiede: «E i danni subiti dalle imbarcazioni, chi li paga?»
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