Vongole inquinate e liquami valori superati di tre volte

MONTESILVANO. Dopo Montesilvano, anche Città Sant’Angelo vieta le vongole inquinate alla foce del fiume Saline. Lo prevede un’ordinanza firmata dal vice sindaco Alice Fabbiani, un’ordinanza fotocopia...
MONTESILVANO. Dopo Montesilvano, anche Città Sant’Angelo vieta le vongole inquinate alla foce del fiume Saline. Lo prevede un’ordinanza firmata dal vice sindaco Alice Fabbiani, un’ordinanza fotocopia di quella firmata dal sindaco Francesco Maragno dopo i risultati delle analisi dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo. Dati che hanno accertato una presenza di escherichia coli tre volte superiore alla norma. Un dato allarmante se si pensa che manca davvero poco all’inizio della stagione balneare. Ma i liquami finiti nel Saline, da dove arrivano? Due le ipotesi: un guasto del depuratore o scarichi abusivi.
«Sono mesi che diciamo di fare controlli e analisi sulle acque del mare», dicono i Consiglieri di Abruzzo Civico-Montesilvano Democratica Lino Ruggero e Paolo Rossi, «ma nessuno ha voluto ascoltarci, le nostre denunce sono state dettate dal buon senso e da un fiume che aveva livelli di salmonella altissimi come riscontrato dalla Asl. Maragno ha avuto l’arroganza di voler risolvere tutto da solo e naturalmente senza alcun risultato. Il sindaco deve istituire un tavolo pubblico e parlare chiaramente davanti ai cittadini dicendo come vuole risolvere i problemi d’inquinamento di fiume e mare e non può permettersi più di rimandare questo appuntamento e di aspettare risposte dal ministero o da altri enti».
Anche il Pd interviene: «Avevamo denunciato il superamento dei limiti, esattamente due mesi fa», dice la segretaria Romina Di Costanzo, «eppure ci era stato risposto che “le acque sono in condizioni più che buone”. La contaminazione microbica, infatti, rappresenta il principale rischio sanitario nelle aree dove il trattamento delle acque reflue è inadeguato e può causare una contaminazione delle acque e l’'accumulo di patogeni specialmente nei molluschi filtratori, che si cibano di particelle sospese nell’acqua, concentrandole nei tessuti e negli apparati. Sarebbe opportuno monitorare con più attenzione ciò che succede a valle del depuratore, predisponendo controlli e azioni mirate di prevenzione intervenendo sull’ammodernamento». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

