«Voti in cambio di un incarico», tre indagati

9 Gennaio 2021

Dalle intercettazioni sull’attività abusiva di Dogali spuntano due conversazioni con Sospiri e Monaco

PESCARA. Scivolano su di un paio di intercettazioni ambientali nell’ambito di un diverso procedimento penale e rischiano di finire sotto processo per corruzione elettorale: un reato disciplinato da un decreto del Presidente della Repubblica del 1960 (n. 570, art. 86).
A finire al centro di questa costola di inchiesta sono due esponenti politici di opposte fazioni: l'attuale presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri (Forza Italia), e l’ex consigliere regionale del Chietino, Alessio Monaco, della lista +Abruzzo che, pur risultando il più votato della sua lista, non venne rieletto nelle ultime consultazioni del 2019. Comune denominatore e terzo indagato, è anche lui un ex esponente politico locale, Vincenzo Dogali. Viene indicato dalla procura di Pescara come il presunto portatore di voti al quale si sarebbero rivolti i due candidati, anche se correvano su fronti opposti, e che Dogali, inconsapevolmente, ha messo nei guai facendoli finire sotto inchiesta prima e adesso con un avviso di conclusione delle indagini.
I fatti risalgono alla vigilia delle elezioni regionali del febbraio 2019: Sospiri, esponente di Forza Italia, faceva parte della coalizione di centrodestra risultata poi vincente; Monaco, invece, con la sua lista appoggiava il centrosinistra.
Entrambi a gennaio decidono di rivolgersi a Dogali per accaparrarsi quello che ritenevano un possibile pacchetto di voti gestito dall’ex esponente politico pescarese. Solo che non sanno che Dogali era sotto inchiesta per un’altra vicenda giudiziaria per la quale lo stesso rischia di finire adesso sotto processo (il fascicolo è all'attenzione del gup): quella relativa all’attività abusiva che Dogali avrebbe svolto in ospedale dopo il suo pensionamento risalente al 2015.
Il pm Andrea Di Giovanni aveva richiesto e ottenuto intercettazioni ambientali e telefoniche sia nel suo studio privato, sia in ospedale dove Dogali si recava spesso per ricevere anche i suoi pazienti, ignari del fatto che il professionista non potesse più lavorare nella struttura pubblica. Ebbene, proprio da un “ambientale” posizionato nel suo studio di via Carducci, gli inquirenti captano le conversazioni amichevoli, fatte in tempi diversi, tra Dogali e i due esponenti politici. Sospiri il 14 gennaio, Monaco il 29 gennaio del 2019. Stando all’accusa, sostenuta sempre dal pm Di Giovanni, Sospiri avrebbe offerto a Dogali, una volta eletto, in cambio del suo “pacchetto” di voti nella zona di Pescara, un incarico in ambito regionale nel settore della sanità o dell’urbanistica: incarico peraltro mai assegnato stando almeno alle verifiche fatte dalla magistratura in Regione.
Monaco, avrebbe offerto a Dogali 200 euro in cambio del suo “pacchetto” di voti nella zona chietina. E visto che il reato contestato dalla procura si configura anche con la sola promessa o offerta in cambio del sostegno elettorale, ecco che l’inchiesta si è chiusa con l’avviso di conclusione delle indagini per tutti e tre gli indagati. Ed ora la procura attende le scontate memorie difensive dei rispettivi legali che, nei prossimi giorni, cercheranno di smontare tecnicamente l’accusa.
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