Yelfry torna a casa: ora sto bene, sulla sedia a rotelle ma sono vivo

12 Dicembre 2022

Il cuoco 23enne sopravvissuto a 5 colpi di pistola esce per la prima volta dalla clinica e va a messa «Prego per tornare a camminare. Non odio nessuno: all’aggressore ci penseranno Dio e i giudici»

PESCARA. «Sono andato a messa per ringraziare Dio di essere vivo. L’ho pregato di farmi tornare a camminare. Non odio nessuno, rivoglio solo la mia vita di un tempo quando ero un ragazzo felice e spensierato col mio lavoro e le persone che amo, intorno a me». Era «molto emozionato» Yelfry Rosado Guzman, il cuoco 23enne di Chieti, originario di Santo Domingo, alla sua prima uscita pubblica, ieri mattina nella chiesa di San Domenico in corso Marrucino, dopo 8 mesi trascorsi in ospedale, prima a Pescara e poi a Sulmona dove sta continuando il percorso di riabilitazione motoria per riavere l’uso delle gambe. Il giovane è sopravvissuto a 5 colpi di pistola il 10 aprile scorso, mentre era al lavoro nel ristopub Rustì di piazza Salotto a Pescara; a sparare era stato Federico Pecorale, 29enne di Montesilvano, arrestato a poche ore dal fatto e detenuto nel carcere di Viterbo con l’accusa di tentato omicidio. Pecorale, che ha chiesto il rito abbreviato, avrebbe sparato perché insoddisfatto degli arrosticini che stava mangiando, considerati troppo poco salati. Era il giorno della domenica delle Palme.
Yelfry, qualche giorno fa, è tornato a casa da mamma Melani e i fratelli, e dal figlioletto di 3 anni che riabbraccia dopo mesi di soli contatti telefonici. E ieri, terza domenica d’Avvento, nella chiesa affollata, è stato accolto con calore dalla comunità dominicana che lo ha voluto festeggiare insieme a tanti amici, Marisol e gli altri. Baci, abbracci, strette di mano. A seguire tutti a pranzo alla trattoria Di Renzo. «Sto bene, grazie. Pregate per me», ha detto a tutti il ragazzo, sostenuto da una fede incrollabile che condivide con la famiglia e che sta vivendo la sua disabilità come una seconda possibilità che la vita gli ha concesso. «Sono un miracolato», ripete, «sono sulla sedia a rotelle, ma vivo. La carrozzella non è un impedimento per me, ho le persone che mi vogliono bene. Chiedo solo al Signore di farmi tornare a camminare, è lunga ancora, lo so. Ma io non mi arrendo e ce la farò. Cosa mi manca?», va avanti, «mi manca tutto: essere contento come prima, allenarmi (è stato campione di boxe, ndc), ridere, abbracciare mio figlio che mi dice sempre: papà devi guarire, sono molto orgoglioso di lui e mi manca il lavoro».
Yelfry resterà nella sua casa di Madonna degli Angeli, a Chieti, per le feste natalizie. Conta di tornare in clinica, a Sulmona, a gennaio. Mamma Melani non lo lascia mai solo. Quando il figlio è in ospedale percorre ogni giorno 130 chilometri per andare a trovarlo. Tanti sacrifici che costano cari: «Non ho più i soldi che avevo messo da parte». E rilancia l’appello al sindaco di Chieti, Diego Ferrara: «Mi occorre un alloggio più grande per quando tornerà a casa Yelfry». E lui non riesce a spiegarsi quello che è accaduto: «Perché proprio a me? Non lo so. Io non porto odio nel cuore, a chi mi ha fatto del male penseranno Dio e la giustizia. Oggi rivoglio solo la mia vita».