«Zes unica, arriva un’altra beffa»

7 Agosto 2024

D’Alessandro (IV): sarà vietato cumulare credito d’imposta e Transizione 5.0

L'AQUILA. «Sulla Zes unica, dopo la "rapina" del credito d'imposta, arriva la beffa». A lanciare l'allarme è l'ex deputato Camillo D'Alessandro, presidente regionale di Italia Viva Abruzzo, che sottolinea come «nelle pieghe del decreto attuativo, di prossima pubblicazione, si celi un ulteriore taglio del credito d'imposta per l'Abruzzo e per gli imprenditori del sud».
D'Alessandro ne spiega il motivo: «Non solo l'Agenzia delle entrate ha reso evidente la rapina del credito promesso, in quanto per l'Abruzzo si è passati dal 35% della Zes, al 15% della Zes Unica, fino ad arrivare ad un 5% reale, ma ora il Governo ha stabilito l’impossibilità di accedere e cumulare gli incentivi del piano Transizione 5.0».
Secondo l'ex deputato, è quanto prevede il Decreto attuativo di prossima pubblicazione. «La non cumulabilità era prevista quando al Sud il credito di imposta, con le Zes regionali, viaggiava dal 30% al 60%», spiega D'Alessandro, «ma con la drastica riduzione degli incentivi intervenuta per la Zes unica, la non cumulabilità significa, di fatto, uccidere ogni tipo di investimento e cancellare qualsiasi possibilità di crescita per i prossimi anni. Chi ha deciso questo provvedimento? Fitto e Fratelli d'Italia», dice D'Alessandro che invita gli imprenditori «a ringraziare la Meloni, eletta in Abruzzo, per questo taglio agli incentivi che penalizza il territorio regionale. La richiesta complessiva di benefici fiscali in tutto il Sud ammonta a 9,4 miliardi, di cui solo 240 milioni si riferiscono a interventi già realizzati, mentre il resto riguarda opere non ancora eseguite. La conseguenza è nota: saltano gli investimenti e le imprese, tradite dallo Stato, si ritirano con effetti drammatici su competitività e occupazione». Ma per D'Alessandro «questo è solo l'inizio: con l'autonomia differenziata salterà tutto».
«Il punto», dice, «è la mancanza totale di un contraddittorio da parte di Confindustria nazionale, che tace, e di Confindustria Abruzzo che prende atto senza articolare una vertenza, almeno all'interno della sua organizzazione nazionale, alleata con le Confindustria delle Regioni del Sud. Marsilio guarda dall'altra parte e le imprese abruzzesi», conclude il renziano, «vengono abbandonate». (m.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.