Zes unica, è polemica «Abbiamo investito e ora perdiamo i fondi»

L’imprenditore Guazzieri: «Ho problemi a far partire la mia start up» Paolucci (Pd): « Marsilio deve far sentire forte la sua voce a Roma»
Aziende bloccate, progetti fermi, investimenti a rischio. La Zes unica potrebbe rivelarsi un flop clamoroso e mettere in difficoltà le imprese, visti i ritardi nell'approvazione delle autorizzazioni. Facendo, di fatto, sfumare milioni di euro legati alla Zona economica speciale che avrebbero portato, in Abruzzo, occupazione e nuove realtà imprenditoriali. Dopo l'allarme di Confindustria Medio Adriatico Chieti-Pescara, a parlare di «rischio elevato» è il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci. Ma c'è anche la voce degli imprenditori, che da oltre sette mesi attendono un nullaosta per avviare i lavori.
TUTTO BLOCCATO
Secondo le stime, la Zes avrebbe già dovuto portare sul territorio abruzzese 750 milioni di euro di investimenti e quasi 400 nuovi occupati. Una prima fetta di un progetto molto più ampio. «Ma il Governo ha messo l’Abruzzo nel calderone del Meridione riducendo risorse e benefici», dichiara Paolucci, «serve un atto di coraggio di Marsilio, che deve alzare la voce a Roma. Sono condivisibili le preoccupazioni sul futuro della Zes, allarme su cui tutti dovremmo riflettere e attivarci. Come concepita all’inizio la individuava un territorio delimitato, in cui si concentravano particolari condizioni di favore e si creavano le condizioni per ricevere e favorire investimenti produttivi. Inoltre, la quantità di risorse messa a disposizione era ripartita per le regioni e l'Abruzzo aveva una quota certa su cui fare affidamento. Terza condizione, la governance della gestione della Zes era suddivisa per ciascun territorio. Queste tre condizioni hanno funzionato bene e, in un primo periodo, gli effetti si stavano determinando in modo positivo». Secondo Paolucci, le modifiche apportate dal Governo Meloni hanno cambiato le carte in tavola «ponendo l’Abruzzo in una posizione di svantaggio certo».
ZES UNICA
Il governo nazionale, infatti, ha deciso di unificare le aree in un’unica Zes meridionale, «per cui le tre condizioni vantaggiose per l'Abruzzo sono state ridotte se non completamente sterilizzate», dice Paolucci che chiede «un atto di coraggio alla giunta Marsilio affinché esprima una minima autonomia rispetto al governo nazionale. L’allarme del comparto e la nuova configurazione parlano chiaro. Oggi, infatti, ci troviamo a competere con gli altri territori meridionali che, contrariamente a noi, sono tutti in Obiettivo 1 e, quindi, hanno la possibilità di accedere a un’intensità di finanziamenti molto più ampia di quanto possa ottenere l’Abruzzo». Per l'Abruzzo il credito d'imposta legato alla Zes oscilla tra il 25 e il 30%. Per le altre regioni meridionali arriva fino al 70%. Una condizione svantaggiosa «in quanto la quota finanziaria è unificata», evidenzia Paolucci, «inoltre, quando scadranno le domande è certo che la richiesta sarà superiore alla quota generale stabilita, con la riduzione dei benefìci. Inoltre, l’unificazione in capo al Ministero rende tutto più complesso e disagevole».
LA TESTIMONIANZA
A suffragare le ipotesi di una penalizzazione per l'Abruzzo arrivano le prime testimonianze degli imprenditori. Come quella di Luciano Guazzieri, di Pescara, pronto ad avviare una start up nel settore delle guarnizioni e lavorazione di materiale. «Dovevamo trovare un luogo dove sviluppare il nostro business», racconta, «abbiamo individuato l'opportunità della Zes di Pescara e solo per il frazionamento di un vecchio capannone abbiamo impiegato sei mesi. A dicembre è stata presentata la domanda per la Zes con il progetto e il piano finanziario, un investimento di 1 milione e mezzo di euro: a gennaio è stata convocata la conferenza di servizi, andata deserta. Aspettavamo l'autorizzazione con per partire con i lavori, ma nel frattempo, dal 1° marzo scorso la Zes è diventata unica. Ad oggi, nonostante i reiterati solleciti, siano ancora in attesa dell'autorizzazione. Ho fatto un investimento per l'acquisto del capannone, lo devo ristrutturare, ma non posso partire con i lavori. Il 7 luglio arrivano i primi macchinari che non so dove mettere. E rischio di perdere anche i finanziamenti».
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