Zichichi, genio di 88 anni racconta le liti con Pannella

Il papà dei laboratori: così convinsi anche lui che non c’era il rischio nucleare E sull’esperimento Sox dice: i miei colleghi dovevano spiegarlo meglio alla gente
L’AQUILA. «Quanto sarebbe stato bello vedere il sole brillare di neutroni a mezzanotte»?
L’immagine è quella che il padre dei Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare del Gran Sasso, Antonino Zichichi, ha restituito ieri al presidente Sergio Mattarella, dopo averla usata, una trentina d’anni fa, per convincere i sospettosi, i complottisti e i detrattori della bontà del progetto. Un laboratorio a 1.400 metri sotto la roccia, immerso in quello che i fisici chiamano “Silenzio cosmico”, in cui studiare le nuove frontiere della fisica e cercare di rispondere a domande che l’uomo si pone da molto tempo: come evolve l’universo? Perché nell’universo ci sono “10 alla 80 di protoni, neutroni ed elettroni e il 98% di vuoto?”.
DOMANDE SENZA RISPOSTE. «Domande», ha detto Zichichi, «alle quali nessuno sa ancora rispondere». Sono passati 38 anni da quando lo scienziato ebbe l’intuizione, che poi ha portato alla nascita del centro di ricerca sotterraneo. Zichichi ha ricostruito la storia passo passo, davanti a una platea di autorità e davanti alla prestigiosa presenza del presidente della Repubblica. Lo sguardo orgoglioso e attento di scienziato che, a quasi 89 anni, continua a essere un punto di riferimento per il mondo scientifico internazionale, dalla memoria formidabile e per nulla ingessato nel suo ruolo, tanto da apostrofare, alla fine del discorso, il tecnico Giovanni che avrebbe dovuto far scorrere alle sue spalle le immagini a supporto del discorso, ma senza successo, suscitando l’ilarità dei presenti e di Mattarella.
UNA RIVOLUZIONE. «Quello che si può fare qui non si può fare in nessun’altra parte al mondo, grazie alla ricchezza della strumentazione scientifica», ha sottolineato Zichichi, definendo quello dei Lngs «un grande futuro». Voluti nel 1979, quando il grande fisico era presidente dell’Infn, i Laboratori sono stati una rivoluzione che vinse preconcetti e resistenze.
LEGAME CON MATTARELLA. Un legame antico quello tra il professor Zichichi e la famiglia Mattarella (con cui condivide anche le origini siciliane): soprattutto con Bernardo e Piersanti, padre e fratello del Capo dello Stato.
Entrambi, ha ricordato lo scienziato, hanno avuto un ruolo nel processo che ha portato alla nascita dei Laboratori, nati in un contesto di Guerra fredda e di contrasto tra le grandi potenze dell’Est e dell’Ovest (Urss e Usa). «Mi lega a Mattarella un’amicizia lontana, da quando il padre Bernardo, in qualità di ministro sostenne la nascita del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana, a Erice, e da quando il presidente della Sicilia, Piersanti Mattarella, fece la legge che ne permise la nascita», ha raccontato rivolgendosi al Capo dello Stato. Un percorso cominciato tra gli anni ’60 e ’70 e in qualche modo conclusosi ieri ad Assergi.
LA FORZA DI UN’IDEA. Ha il piglio e l’orgoglio dello scienziato che ha creduto in un’idea con la forza «della Scienza e della Fede». Tra i detrattori più duri c’era Marco Pannella, che temeva che sotto il Gran Sasso si stesse realizzando un rifugio antiatomico per il governo. In quegli anni la parola “nucleare” veniva accostata a scenari catastrofici e oscuri. «Convinsi Pannella che la guerra nucleare non è come quella napoleonica: si conclude in due ore. Dunque, come fa un Governo in un’ora a raggiungere il Gran Sasso? Spiegai che la scienza è a favore della natura e non contro. Dopo aver ascoltato la mia relazione, Pannella divenne uno dei più grandi sostenitori dei Laboratori. La sua fu un’opposizione onesta».
SOX. Morale della favola? «Bisogna far capire al grande pubblico i progetti scientifici», ha detto Zichichi, in riferimento a un altro grande esperimento che dovrebbe vedere la luce sotto il Gran Sasso e per ora sospeso, destinatario di tanta opposizione, soprattutto da parte delle associazioni ambientaliste: l’esperimento Sox. «Conosco la vicenda», ha concluso Zichichi, «i colleghi scienziati hanno perso il contatto con il grande pubblico. Se non spieghiamo come stanno le cose, in qualsiasi problema, non possiamo pretendere che il grande pubblico sia a nostro favore».

