«Zitto animale, datti due sberle»
L’escalation delle violenze nei video e nelle intercettazioni delle lezioni in classe
PESCARA. I carabinieri spiano e ascoltano le lezioni della maestra dal 9 ottobre, e quello che viene fuori è un’escalation che arriva fino al 19 ottobre quando i militari in borghese vanno ad arrestarla a scuola per maltrattamenti. Da quello che emerge, sarebbero sempre gli stessi tre o quattro bambini quelli presi di mira. I più vivaci, come hanno riferito gli investigatori. Dai suoi movimenti esasperati e fuori controllo emerge la difficoltà della donna a gestire la situazione.
Il 9 ottobre, poco prima delle 16 (Piano T è una scuola a tempo pieno), la maestra dà uno schiaffo a un bambino e quattro secondi dopo colpisce una bambina con un quaderno sul sedere. Passano tre minuti e tira per la coda i capelli di una bambina. Due giorni dopo, di pomeriggio, tira un orecchio a un bambino.
Il 12 ottobre, poco prima delle 8 e mezza, il nervosismo si fa subito sentire. La maestra sbatte violentemente un banco contro un altro dov’è seduto un bambino e poi lo colpisce parzialmente sul volto. Dopo 40 minuti ecco uno schiaffo sulla mano e ancora, dopo 7 minuti, la maestra tira i capelli a un altro bambino che si mette con la testa sul banco. Dopo le 11 tirata di capelli e strattone.
Il 13 ottobre, intorno alle 11 e mezza, stessa cosa. Tira violentemente per un braccio un bambino e così ripete dopo venti minuti, con l’aggiunta di un piccolo schiaffo al volto e poi ancora un altro schiaffo sulla mano. Tre minuti dopo tocca a un altro bambino e poi ancora una tirata d’orecchi a un altro. Di nuovo uno strattone al primo bambino colpito e poi all’altro che fa alzare dal banco. Passa un quarto d’ora e la maestra picchia un alunno con un quaderno, costringendolo ad allontanarsi dal banco.
Il 16 ottobre, poco prima delle dieci, arriva uno schiaffetto sulla mano di un bambino che poi la maestra spintona con il dito sulla fronte. Tre minuti dopo spinge malamente un altro alunno, e ancora uno schiaffetto a una bambina e, ancora, spinge ripetutamente la testa del bambino di prima. La situazione è pesante, e intorno alle 10 e un quarto arrivano le urla e i rimproveri con dei colpetti sulla fronte e sulla spalla a un bambino. Passano un paio di muniti ed ecco lo scappellotto, le urla e ancora uno schiaffetto sulla mano e la punizione di non alzarsi a ricreazione. Poco dopo mezzogiorno tirata di capelli, o un pizzicotto.
Il 18 ottobre, alle 8,50 la tensione è già alta: la maestra afferra un bambino per un polso e lo muove in modo che la sua stessa mano lo colpisca sul volto, urlandogli «datti due sberle da solo» e obbligandolo a colpirsi sulla bocca. Le prova tutte quella mattina per ottenere il silenzio. Dopo le 11 colpisce con un libro un alunno e lo manda dietro alla lavagna, poi se lo mette al fianco ma quando il ragazzino parla nuovamente lo prende per la testa e lo fa girare ancora contro il muro. Quindi, poco prima di mezzogiorno, ecco l’insulto a un altro alunno: «Stai zitto animale, non un bambino». E poi verso altri due alunni: «Datti una sberla tre volte», il bambino esegue finché la maestra dice «basta». Stessa cosa a un altro alunno, il bambino si colpisce due volte, l’insegnante gli dice «un’altra». Il bambino esegue e la maestra dice ancora basta. Poco dopo mezzogiorno, raggiunge un altro alunno seduto, gli sfrega violentemente il pugno sulla testa e quando il bambino si lamenta lei gli urla «ohoo» fino a quando il bambino tace. E poi ancora a un altro alunno, «vattene fuori animale», e quando lui esce lei gli sfrega la mano sulla testa.
Il 19 ottobre ai carabinieri basta un episodio per intervenire. Succede a mezzogiorno quando la maestra strattona un bambino per portarlo fuori dalla classe. E vanno ad arrestarla. (s.d.l.)
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