Zona arancione, si decide sul ricorso del governo

Oggi audizione della Regione che spiegherà i motivi dell’uscita anticipata dalla fascia rossa Respinta la sospensiva richiesta dal ministro Speranza, forse arriva la pronuncia sul merito
L’AQUILA. Il tribunale amministrativo regionale (sede dell’Aquila) dovrebbe decidere oggi pomeriggio sul ricorso del Governo nazionale contro l’ordinanza del presidente della giunta regionale Marco Marsilio che ha anticipato di qualche giorno la “zona arancione” rispetto alla decisione del governo di tenere la “zona rossa” almeno fino a oggi, 11 dicembre.
COLPO DI SCENA
Ieri però c’è stato un piccolo colpo di scena, anticipato dal Centro: dal Tar sono arrivati due no al Governo che con i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia aveva chiesto ai giudici amministrativi di “sospendere” l’ordinanza Marsilio e di farlo immediatamente. E questo perché, secondo il Ministero della Salute, «l’allentamento delle misure di contenimento del contagio Covid rischia di provocare danni irreparabili per la popolazione in termini di rischi per la salute collettiva, obiettivo che assume rilievo determinante nell’attuale situazione di persistenza della pandemia».
I DUE NO DEL TAR AL GOVERNO
Il decreto del Tar, presieduto dal giudice Umberto Realfonzo che fissa l’udienza telematica per oggi pomeriggio (in pratica nelle stesse ore in cui la cabina di regia nazionale è chiamata ad esaminare i dati epidemiologici dell’Abruzzo e certificare se ci sono le condizioni per un passaggio da zona rossa a zona arancione) di fatto non si allinea alla richiesta del Governo.
QUESTIONE TECNICA
Il primo è un no tecnico. L’avvocatura generale dello Stato nel ricorso chiedeva che la sospensiva fosse concessa “inaudita altera parte” cioè senza ascoltare la Regione. Il giudice amministrativo ha invece deciso che la Regione va sentita e quindi oggi ognuna delle parti in causa dirà la sua perché «la questione sostanziale, dell'unitaria gestione dell'emergenza da Covid-19 in ricorso, interseca sensibili profili istituzionali che tuttavia devono essere prudentemente delibati nella bilanciata valutazione dell'andamento epidemiologico nella regione in rapporto alle difficoltà economiche e sociali». E infatti la Regione nell’ordinanza, sentiti i prefetti, aveva messo in rilievo il rischio di «insorgenza di eventuali problematiche di ordine pubblico». Tradotto: le categorie economiche più penalizzate avrebbero potuto decidere di scendere in piazza con conseguenze non prevedibili.
IL MERITO
Il secondo no, a ben vedere, entra nel merito della questione. Nel decreto di convocazione a un certo punto si legge: «Il rinvio a domani (oggi ndr) della decisione sulla presente istanza interinale di sospensione non appare tale da mettere realmente a rischio la salute pubblica nella Regione in relazione alla circostanza per cui il numero di casi Covid si presenterebbe in leggera continua diminuzione. In conseguenza, onde dare il giusto tempo di riflessione e di eventuale interlocuzione alle parti, può disporsi per la giornata di venerdì l'audizione da remoto dei difensori del Ministero e della Regione Abruzzo resistente». Questa seconda affermazione del Tar la si potrebbe leggere anche come un no – ufficioso – alla sospensiva. Il giudice fonda la ragione della decisione sul fatto che la Regione ma indirettamente anche il Ministero (nel ricorso) certificano che la curva del contagio è in calo e quindi uno o due giorni difficilmente potrebbero stravolgere il quadro della pandemia in Abruzzo.
LE IPOTESI IN CAMPO
Prevedere l’esito di una sentenza è praticamente impossibile. Si possono fare solo delle ipotesi. La prima è che oggi pomeriggio non venga concessa la sospensiva dell’ordinanza Marsilio, sospensiva che se concessa farebbe restare l’Abruzzo in zona rossa al massimo fino a domenica (infatti il ministero della Salute potrebbe fissare a domenica, in base alle indicazioni della cabina di regia, l’ultimo giorno “rosso”). La seconda è che il Tar potrebbe decidere di fare una valutazione direttamente nel merito con una sentenza da rendere nota fra qualche giorno con la quale dare ragione al Governo in base a uno dei motivi del ricorso e che cioè le ordinanze nazionali in caso di pandemia non possono essere scavalcate da quelle regionali. Inoltre un sì all’Abruzzo significherebbe, secondo il Ministero, attivare «il rischio emulativo da parte di altre Regioni che potrebbe ostacolare il ruolo del Governo nei necessari gestione e controllo unitari della crisi, con conseguenze drammatiche in caso di ulteriore aggravamento del rischio sanitario». Insomma alla fine potrebbero uscirci tutti senza troppi “danni”. Vedremo oggi quello che accadrà.
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