Zone rosse a Penne e Val Fino Ora tocca ai sindaci decidere

Il governatore Marsilio chiede di blindare i paesi come a Codogno, ma la risposta sarà no Il capo della protezione civile Liberatore: i primi cittadini possono dare lo stop alle attività
PESCARA. Penne, Città Sant'Angelo, Elice, Civitella Casanova, Castiglione Messer Raimondo, Montefino: a guardare la mappa della diffusione del coronavirus in Abruzzo, sembra che i contagi si stiano concentrando soprattutto in queste aree, con epicentro il capoluogo vestino e l'ospedale San Massimo. I territori e i sindaci, in particolare quelli della vallata del Fino, per limitare il contagio, chiedono a gran voce misure più restrittive. A supportarli ci sono il presidente dell'Anci Abruzzo, Gianguido D'Alberto, e il governatore Marsilio, che della questione ha interessato anche il Governo. Ad oggi, però, nessuna risposta. L'eventuale istituzione di una o più zone rosse abruzzesi diventa quindi un enigma. Tutto inizia quando un 69enne di Città Sant'Angelo, ricoverato nel reparto di Medicina dell'ospedale di Penne per altre patologie, risulta positivo al Covid-19. Da lì scattano una serie di accertamenti e vengono eseguiti numerosi tamponi. I risultati dei test dimostrano come il virus cominci a diffondersi. Diversi casi nella città angolana, tre a Civitella Casanova, tre a Castiglione Messer Raimondo e uno a Montefino. Il dato più impressionante è quello di Penne, dove una trentina di persone sono risultate positive. Tra queste, il sindaco, Mario Semproni, medico dell'ospedale, altri suoi colleghi, infermieri ed operatori della struttura sanitaria, oltre a cittadini e degenti. Marsilio ha subito chiesto per l'area maggiori restrizioni, simili a quelle attuate a Codogno e negli altri comuni della Lombardia interessati dalla fase iniziale dell'emergenza, informando il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia. Una richiesta sostenuta anche dalla stessa Regione Lombardia, in sede di Conferenza delle Regioni, e poi rilanciata dal presidente dell'Anci Abruzzo, D'Alberto.
Concentrandosi in particolare sul versante Teramano, D'Alberto, che del caso ha informato anche il presidente nazionale dell'Anci, Antonio Decaro, sottolinea che bisogna «chiudere immediatamente, senza alcuna ulteriore esitazione, l'area territoriale dei comuni della Vallata del Fino, confinanti con quella pescarese». Alla base delle preoccupazioni c'è il dato – definito «anomalo» rispetto al numero degli abitanti – relativo alla diffusione del contagio: quattro i casi positivi nella zona sui nove totali della provincia di Teramo. «I sindaci», sottolinea D'Alberto, «sono tutti d'accordo e hanno pronte le ordinanze per trasformare i loro territori in zone rosse, ma hanno bisogno dei presupposti sanitari: chiediamo pertanto alla Asl di fare chiarezza definitiva nella fotografia della situazione. È la vera emergenza che il nostro territorio provinciale ha, cerchiamo di interrompere il flusso di persone che si recano in queste zone per lavoro, creando ulteriore pericolo per il contagio». La questione riguarda, oltre a Castiglione e Montefino, anche Castilenti, Arsita e Bisenti. I primi cittadini, già quattro giorni fa, avevano richiesto misure drastiche e totali di isolamento dal resto della regione. L'idea è che all'interno dei territori continuino a valere le restrizioni attualmente in atto, ma che, al tempo stesso, nessuno possa oltrepassare, per entrare o per uscire, i confini comunali. Nell'area sono presenti diverse aziende in cui lavorano addetti provenienti da altre zone della regione. Di fatto, i sindaci vorrebbero blindare i comuni, sulla falsariga di Codogno, dove la diffusione è stata azzerata. «Da un punto di vista tecnico, però, non serve», si dice convinto il coordinatore dell'Unità di crisi della Regione, Silvio Liberatore, perché «se si rispettano i limiti che ci sono oggi non dovrebbero esserci rischi. Ci sono mille comuni in Italia che hanno situazioni analoghe in termini percentuali», aggiunge, «dovrebbero essere tutti zona rossa allora. In Lombardia si era trattato di undici Comuni, su cui ha operato quasi l'intero sistema delle forze dell'ordine della regione. In questo caso, con la situazione generale del momento, come si fa a controllare i confini? È impossibile. E invece fondamentale che si rispettino le prescrizioni. Ognuno deve fare la sua parte, anche i datori di lavoro».
«Se i sindaci hanno il sentore che vi sia il mancato rispetto delle attuali procedure, devono denunciarlo. Se lo ritengono necessario, in accordo con il prefetto e con il ministero», conclude Liberatore, «possono valutare la sospensione delle attività produttive, così da limitare i contatti e i possibili contagi». (l.d.)

