È morta la professoressa Di Russo

Chiesa gremita per l’addio alla presidente dell’associazione Giappone-Abruzzo
PESCARA. Chiesa gremita, ieri in piazza Alcyone, con collegamenti telefonici anche dal Giappone, per l’ultimo saluto alla professoressa Marisa Di Russo, venuta a mancare dopo una lunga malattia all’età d 78 anni. Residente nella zona della Pineta, ma originaria di Torre de’ Passeri, si era laureata all’Università Orientale di Napoli, punto di partenza del suo appassionato percorso professionale dedicato al Giappone. È lì che si era trasferita nei primi anni Settanta, dove, come professoressa di italiano nell’università degli Studi Stranieri di Tokyo è diventata un punto di collegamento importante tra la sua università e quelle italiane, tra le prime promotrici dei programmi di interscambio tra studenti. Agli inizi degli anni ’90 è stata anche consulente della Tv di Stato giapponese per la realizzazione di un programma televisivo, per poi portare avanti, nel corso della sua carriera, importanti ricerche e pubblicazioni. Tra queste, uno scritto sulla figura dell’abruzzese Raffaele Ulisse Barbolani, ambasciatore italiano nel Giappone di fine ‘800, riuscendo a recuperare in Abruzzo un raro album fotografico, commissionato dal Barbolani, le cui foto vennero poi pubblicate in un volume edito in Giappone. E sempre il suo amore per il Giappone l’ha portata a proseguire i suoi studi anche dopo il rientro in Italia. Attualmente era presidente dell’associazione Giappone-Abruzzo dedicata alla promozione della conoscenza della lingua e della cultura giapponese nel territorio abruzzese, organizzando corsi che promuoveva con entusiasmo anche tra i più giovani. «Sei stata tu», la ricordano su Facebook, «a volere fortemente questa associazione che, grazie alla tua costante guida, è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati della cultura giapponese nella nostra regione. Sei stata un grande esempio e non dimenticheremo mai tutto ciò che ci hai insegnato». In Italia la professoressa ha continuato a occuparsi dei primi incontri tra Europa e Giappone dedicandosi, in particolare, a studiare l’opera del gesuita teatino Alessandro Valignano, facendosi promotrice del Centro Internazionale Alessandro Valignano. E di Valignano ha curato fino alla fine le bozze del volume scritto su sua proposta da studiosi italiani e esperti della città di Minamishimabara, dal 2016 legata a Chieti, tramite un patto di amicizia fortemente voluto proprio dalla sua ’associazione.

