È morto a 73 anni lo storico barista “Sciampacamele”

16 Dicembre 2022

Luciano Donati aveva gestito il locale davanti alla stazione Il figlio: appassionato di sport, aveva giocato nella Ternana

PESCARA. Aveva partecipato alla maratona di New York nel 1989 e alla 100 chilometri del Passatore percorrendo il tratto Firenze-Faenza in 7 ore. Quando non correva giocava a calcio, a 20 anni militava nella serie A della Ternana. Non poteva che chiamarsi “Sportivo” il bar che Luciano Donati, pescarese, conosciuto come “Sciampacamele”, scomparso ieri a 73 anni, aveva portato avanti per 30 anni con papà Giuseppe e mamma Giovanna fino agli anni '90 quando il locale di fronte all’ex stazione, fu venduto per riaprire come “Giocomania” in via Verrotti.
Donati è morto alle 14.30 di ieri all'ospedale di Pescara dove era stato ricoverato in mattinata a seguito di complicanze di una malattia contro cui lottava da settimane. Separato dalla moglie, lascia la mamma Giovanna Erculiani, 101 anni, di origini bresciane; i figli Daniele, direttore dell'Eurospar di piazza Duca e Mariangela; le nipotine Bianca e Margherita, di 8 e 4 anni. I funerali si terranno domani alle 10.30 nella chiesa di San Michele Arcangelo a Montesilvano dove viveva da oltre 40 anni nella casa di famiglia del borgo antico. Il rito funebre sarà celebrato da don Paolo Curioni.
Nato il 23 luglio 1949 a Colle Marino, ultimo di quattro fratelli (Tonino, scomparso anni fa, a cui è stato intitolato un campo di calcio a Villa del Fuoco, William e Marisa) Luciano, in pensione dall'età di 64 anni, ha coltivato per tutta la vita la passione per lo sport che condivideva col figlio Daniele che racconta: «Aveva fatto la maratona di New York e militato nella Ternana dove avrebbe avuto un futuro di successo se non lo avesse fermato un incidente con la moto. Ha vissuto la vita che ha voluto. Era un papà molto presente, aveva un carattere forte, amava la vita e stare con le persone. Ci mancherà disperatamente».
Di volti e storie ne ha incontrate a migliaia, Sciampacamele (il nomignolo apparteneva al nonno Raffaele che aveva fatto la guerra d'Africa e per sopravvivere nel deserto si racconta che beveva il sangue dei cammelli che svuotava dalle gobbe, da cui Sciampa cammelle) nel suo bar della stazione a Pescara e poi nell’altra attività di Montesilvano, frequentata da tanti scommettitori. La madre Giovanna, che aveva conosciuto il marito Giuseppe durante una corsa in bicicletta a Salò, è profondamente addolorata: «È difficile sopravvivere a un figlio». La salma di Donati riposerà nel cimitero di Montesilvano.