È morto a 77 anni Fabbrini: una vita tra i pianoforti con il fratello Angelo

1 Aprile 2019

PESCARA. Era molto legato a Pescara, la sentiva come la sua città. E dopo essersi trasferito a Foggia, nel 1981, tornava sempre con piacere qui, dove aveva fondato con il fratello Angelo il marchio...

PESCARA. Era molto legato a Pescara, la sentiva come la sua città. E dopo essersi trasferito a Foggia, nel 1981, tornava sempre con piacere qui, dove aveva fondato con il fratello Angelo il marchio “Fabbrini”, tanto noto quanto prestigioso nel mondo dei pianoforti. Proprio a Pescara è morto Vittorio Fabbrini, 77 anni, circondato dall’affetto di tutti i suoi familiari.
Originari di Pesaro (dove l’attività era stata fondata dal padre), i fratelli Fabbrini si sono spostati entrambi a Pescara dove hanno dato vita a un’attività solida, che non si limita alla vendita dei pianoforti. Entrambi, infatti, sono diventati tecnici di fama internazionale per l’assistenza a pianisti di alto livello, racconta con orgoglio il figlio di Angelo, Michelangelo, anche lui impegnato nell’impresa di famiglia, la cui sede si trova sul lungomare Matteotti.
Poi Vittorio lasciò Pescara per spostarsi a Foggia dove ha creato «una filiale» spendendosi molto «per la cultura e per la città», tanto che il sindaco Franco Landella ha diffuso la notizia della morte su Facebook. Con lui, ha scritto il primo cittadino, «scompare non solo un rappresentante del mondo culturale foggiano, che si è molto speso per la divulgazione della musica di qualità nel nostro territorio, ma anche un commerciante colto e raffinato che ha operato per tenere viva la grande tradizione foggiana della pratica musicale». Il sindaco ha espresso le proprie «condoglianze alla famiglia e anche all'associazione Daunia Classica, della quale era stato tra i soci fondatori e tra i più attivi animatori».
Gli spostamenti tra Foggia e Pescara erano frequenti perché «non ha mai perso lo spirito imprenditoriale e di viaggiatore. Non si fermava mai, ha sempre continuato a fare le stesse cose, pur sapendo di avere dei problemi di salute. Fino a quando le energie non sono venute meno, e si è dovuto fermare».
In passato, quando non era impegnato in azienda, aveva piacere a tornare a Pescara e negli ultimi tempi aveva deciso di stare qui in città, dove è stato seguito con grande affetto da tutta la famiglia e quindi dal fratello Angelo, dalle sorelle Anna Maria, Gabriella e Paola, dalla cognata Rita e dai nipoti che oggi lo saluteranno per l’ultima volta alle 15 nella chiesa di Sant’Antonio (dopodiché la salma sarà tumulata nel cimitero di Pesaro).
Michelangelo aveva una profonda ammirazione per lo zio, un grande affetto. E non è il solo. «Non lo dico per il legame di parentela con lui», sottolinea con forza.
«Era davvero una persona squisita, che ha sempre anteposto gli altri a se stesso. E in questo era come mio padre. Era amato da tutti, perfino dai concorrenti. E si è sempre dimostrato leale, corretto, un grande signore, un galantuomo, una persona veramente splendida, direi eccezionale. E lo dimostra il riconoscimento di Cavaliere della Repubblica», attribuito anche al fratello maggiore, Angelo, che ritrovava qui a Pescara e con il quale aveva un rapporto molto forte, speciale. «Hanno vissuto in simbiosi, oltre a creare insieme l’attività. Erano due facce della stessa medaglia, una sorta di organo collegiale». E ora, con la sua morte, viene meno «un tipo di uomo che non c’è più, rappresentante di un’altra generazione».
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