È morto don Vincenzo, il sacerdote-calciatore

5 Agosto 2018

Diodati, 69 anni, ha giocato in diverse squadre abruzzesi. Nel 1988, portò 20mila persone sul Colle della Vecchia per l’apparizione mariana

MONTESILVANO. Le cronache lo ricordano come il sacerdote del mancato miracolo sul colle della Vecchia. Gli amici più stretti, invece, associano il suo nome alla passione per il calcio (da calciatore ha militato nel Teramo, nel Lanciano, nel Chieti e nell’Angolana), al voto di povertà e a quella dote innata di riuscire a radunare, con le sue prediche nella chiesa di Sant’Antonio, migliaia di fedeli provenienti da tutto l’Abruzzo. Don Vincenzo Diodati si è spento ieri mattina a Rossano Calabro, in provincia di Cosenza. Classe 1949, avrebbe compiuto 69 anni il 12 agosto prossimo. Montesilvanese doc, dopo essere stato vicario parrocchiale a Sant’Antonio e alla cattedrale di San Cetteo, a Pescara, e dopo essere stato parroco di Vestea e Villa Celiera, aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita lontano dalla sua città di origine. I funerali si terranno oggi, alle 15, nella città calabra dove il sacerdote si era ritirato dopo che per due volte era salito alla ribalta delle cronache nazionali - l’ultima volta intervenne durante la trasmissione tv “Domenica In” su Rai1 in compagnia di una presunta veggente- annunciando un’imminente apparizione della Madonna.
L’episodio più eclatante fu il cosiddetto “miracolo di Montesilvano”. Era il 28 febbraio del 1988 quando circa 20mila persone, assiepate sul colle della Vecchia, alzarono gli occhi al cielo a mezzogiorno in punto nella speranza di vedere apparire l’immagine della Madonna all’interno del disco solare.

Una beffa per quelle migliaia di pellegrini e semplici curiosi, accorsi con i pullman da tantissime parti d’Italia, allettati dal messaggio di don Vincenzo Diodati e della veggente Maria Antonietta Fioritti, che raccontava di avere contatti ravvicinati con la Vergine. Per mesi a Montesilvano non si parlava d’altro che dell’apparizione celeste al centro del disco solare. Un evento a cui, secondo le parole di don Vincenzo Diodati e della veggente Fioritti, sarebbe seguito, la notte successiva, un ulteriore miracolo: la comparsa nel cielo di una scritta luminosa con il nome “Maria”.

«Il miracolo era atteso con fervore da tutta la comunità», racconta Sergio Agostinone, ex comandante dei vigili urbani di Montesilvano fino al 2004, per 25 anni vice responsabile del settore, «io me lo ricordo benissimo perché quel giorno anch’io andai a piedi sul colle della Vecchia per aspettare il miracolo della Madonna. Mi lasciai suggestionare, come tutti. E come tutti rimasi deluso quando non successe nulla. Avevo predisposto i servizi di sicurezza e mi ero occupato della logistica, curando ogni minimo dettaglio, e nei giorni precedenti fui io a sistemare sulla collina quella croce in cemento che ancora oggi si può scorgere».
Grazie al carisma di don Vincenzo Diodati, Montesilvano diventò per un giorno una piccola Medjugorje, piena di pellegrini provenienti da ogni luogo d’Italia, di giornalisti e telecamere. Ma nonostante gli annunci e le preghiere, il 28 febbraio 1988 non successe nulla: l’attesa fu vana, la delusione immensa e in molti furono colti da malori per il freddo pungente oppure riportarono danni alla retina per aver guardato a lungo il sole.
«Ma don Vincenzo è stato soprattutto un sacerdote buono», ricorda Agostinone, «sempre vicino ai giovani e ai poveri. Aveva una passione fortissima per il calcio. Prima di prendere i voti aveva militato in alcune squadre locali. Poi, una volta sacerdote, aveva costituito un gruppo di ragazzi che andavano in parrocchia per giocare a pallone e pregare. Aveva le tasche bucate, regalava tutto il suo stipendio e i suoi beni ai bisognosi, compresa una catenina d’oro a cui era legato, spesso rinunciando persino a mangiare».
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