È morto Iannario storico commerciante in città e a Sambuceto

Aveva 94 anni, fondò l’attività di casalinghi a Porta Nuova I funerali stamattina alle 10 nella cattedrale di San Cetteo
PESCARA. «I pescaresi? Brava gente». Lo ripeteva come un mantra Raffaele Iannario, 94 anni, storico imprenditore di origini partenopee, fondatore negli anni ’70 degli ingrossi di casalinghi, cristallerie e giocattoli “Raffaele Iannario e figli” tra Pescara e San Giovanni Teatino, morto domenica pomeriggio nella sua casa di via Aterno a Porta Nuova. Si era sentito male ai primi di gennaio, dopo una caduta, e aveva affrontato diversi giorni di ospedale, prima di far ritorno a casa dove è spirato, circondato dall’affetto dei suoi cari, alle 15,40 di domenica.
I funerali del capostipite di una grande famiglia di commercianti si terranno oggi alle 10 nella cattedrale di San Cetteo. La messa sarà officiata dall’abate don Francesco Santuccione. La salma riposerà nella cappella di famiglia a San Giovanni teatino.
Iannario lascia i figli Giacomo, 73 anni, Vincenzo, Antonio, Maria e Luigi, 62 anni, con le nuore Isabella, Anna, Tiziana e Giuliana. Un altro figlio, Salvatore, non c’è più dal 2015, mentre sette anni prima aveva perso anche l’adorata moglie, Anna Di Bartolomeo. Undici nipoti gli diranno addio: Anna, Federica, Alessio, Eleonora, Raffaele, Francesca, Simone, Stefano, Sara, Luca e Maura. E sette pronipoti: Nicolò, Paolo, Giacomo junior, Aron, Mario Alberto, Sveva e Francesco Michele. Tutti i maschi hanno come secondo nome, quello di nonno Raffaele.
Anche se non aveva mai dimenticato il quartiere di piazza Mercato, a Napoli, (che gli aveva dato i natali il 1° maggio 1926 e dove spesso tornava per una visita) amava profondamente Pescara, la città che lo aveva accolto 65 anni fa e che gli aveva regalato gioie e fortune. A Pescara ci veniva in vacanza con la famiglia, negli anni ’50. Poi la decisione, nell’anno della nevicata, il 1956, di trasferirsi definitivamente a Pescara, in un’ epoca in cui «ancora si potevano tenere le chiavi nella toppa, tanto era tranquilla e nostalgica la città attraversata dal tracciato ferroviario, ci si conosceva tutti» scava nella memoria il figlio Giacomo che per primo ha raccolto l’eredità di famiglia.
E che racconta: «Papà era ambulante a Napoli e, ogni anno con mamma, veniva a trascorrere le vacanze estive sulla costa, tra gli stabilimenti Venere e anche La Paranza, dove si era creata una grande amicizia con il titolare Raffaele D’Onofrio. Lui lavorava mentre noi eravamo al mare, in vacanza. Questo era mio padre, un uomo generoso che non si fermava mai e che non si lamentava mai, neppure negli ultimi istanti di vita». E che è andato sempre avanti, col suo bel carattere «determinato, per tenere la famiglia unita. A tal punto che anni fa costruì a Sambuceto una grande villa con un appartamento per ognuno di noi figli. Quando ci riunivamo, pre Covid, per le ricorrenze, eravamo in 40 a tavola. E ogni nipote maschio oggi porta il suo nome».
Catturati dall’ambiente quasi di paese della città adriatica, nel 1956 la coppia fa le valigie e si stabilisce a Villa De Felice, tra corso Vittorio e via Battisti. Nel 1969 nasce la prima bottega di casalinghi in via Vasco de Gama, nel 1972 il negozio rinasce in via Magellano, e quindi in via Balilla («a Porta Nuova c’era una comunità di commercianti napoletani») per poi ingrandirsi nell’area industriale dell’ex Mercatone. «Era il nostro, il primo insediamento industriale della zona, intorno non c’era nulla, poi sono arrivati altri grandi magazzini», riferisce il primogenito Giacomo, «ai primi anni Duemila abbiamo lasciato in affitto i locali». Nel tempo, ne sono sorti altri nel settore della moda, ma Iannario a 80 anni decide che era il momento di lasciare il passo ai figli e se va in pensione. Con la sorella Maria, Giacomo rivela la personalità di un padre «galantuomo, che amava tantissimo la famiglia e si è goduto tutto della sua magnifica vita. Era una roccia. Ascoltava sempre i pareri di tutti, poi faceva a modo suo. Ci ha insegnato a non portare mai rancore. Ci diceva sempre: dite sempre sì e non vi farete mai nemici».

