È morto il fotografo Di Girolamo

13 Marzo 2023

Il suo negozio di via Vespucci dal 1967 era ritrovo di appassionati. Domani l’addio

PESCARA. Si svegliava di notte per catturare la luce e i colori dell’alba. La fotografia non era solo un lavoro, ma una grande passione per Adriano Di Girolamo, morto ieri mattina a 78 anni all’ospedale di Atri, dove era ricoverato per un male che lo aveva colpito sei mesi fa.
La sua bottega di via Vespucci, aperta nel 1967, era un ritrovo per cultori e appassionati, sapeva valorizzare i giovani talenti, organizzava mostre ed eventi in giro per la città. Lascia la moglie Nella Della Torre che ha sposato 54 anni fa, i figli Luca, dipendente della Soget e Adriana, ottico e titolare di un negozio vicino a quello di papà, in via Vespucci, i nipotini Edoardo e Filippo di 7 e un anno e mezzo.
La cerimonia funebre, che si svolgerà domani alle 15.30 nella chiesa degli Angeli custodi di via Lago di Posta, sarà celebrata da don Massimiliano De Luca affiancato da don Giuseppe Scarpone. La camera ardente è stata allestita nella sua casa di Vicolo Mavone, traversa di via Aterno, e la salma riposerà nel cimitero di San Silvestro. Adriano Di Girolamo, in pensione dal 2005, è nato in quel quartiere l’11 febbraio 1945. La passione per la fotografia esplode da ragazzino e va a fare la gavetta dallo zio Gino Pepe, nel laboratorio di via Conte di Ruvo. Poi decide di mettersi in proprio e a 22 anni apre il negozio di via Vespucci, vicino alla chiesa del Cuore Immacolato, da dove non è andato più via. «Mio padre aveva una grande passione per il suo lavoro», ricorda la figlia Adriana, «sovente la mattina alle 5 suonava al campanello di casa mia e fotografava il mare dall’alto, adorava le albe e i tramonti. Era conosciutissimo per i tanti eventi che ha organizzato in città, i matrimoni, per la sensibilità verso gli altri. Era prodigo di consigli ai giovani talenti, in famiglia era sempre presente. Mio fratello ed io gli regalavamo le macchinette di ultima generazione». E quando voleva restare solo «si rifugiava nella sua casetta di Farindola che sistemava in continuazione»". Lo ricorda anche l'assessore comunale Luigi Albore Mascia: «Adriano era un artigiano della fotografia, non solo un fotografo. Il suo laboratorio era diventato un cenacolo per appassionati di fotografia, un punto di riferimento per i tanti cultori. Non si autocelebrava, ma al contrario, valorizzava il talento altrui, aveva una grande capacità di aggregazione. Alla città lascerà un immenso patrimonio di idee».