A Campo Imperatore l’impresa firmata Bais

13 Maggio 2023

I big si controllano e il trentino vince lo sprint del terzetto in fuga

L’AQUILA. I big del Giro snobbano il Gran Sasso, Davide Bais ringrazia e firma l’impresa più bella della sua carriera con Andreas Leknessund che mantiene la maglia rosa. Il corridore trentino della Eolo vince dopo oltre 200 km di fuga in compagnia di Simone Petilli e Karel Vacek approfittando di un gruppo che ha sonnecchiato e che si è disinteressato completamente di una delle tappe più belle del Giro. «Questo arrivo avrebbe meritato qualcosa di diverso», ha detto senza giri di parole Damiano Caruso, secondo nel 2021 nella corsa rosa. E come dare torto al siciliano che con la sua frase ha sintetizzato il pensiero di molti. Forse di tutti quelli che amano il ciclismo. Resta l’ennesima bella cartolina che l’Abruzzo ha inviato con due muri di neve negli ultimi 4 km da far invidia alle montagne alpine e dolomitiche. I tifosi? In mille sono saliti con la funivia, in tanti hanno tentato l’avventura con la bici. Le limitazioni imposte? Dispiace non aver visto un Gran Sasso in festa, forse la troppa neve ha impedito soluzioni differenti. Ma resta un pizzico di rammarico.
LA TAPPA. Dopo pochi chilometri dal via di Capua si sono avvantaggiati in tre. Davide Bais, Simone Petilli e Karel Vacek. Il gruppo decide di viaggiare come fosse una corsa amatoriale e i fuggitivi in un amen vanno ben oltre i 10’ di vantaggio. Nessun problema verrebbe da dire. Con il Gran Sasso basta una vera accelerata e tutto si risolve. Il problema è che nessuno dei big ha deciso di fare il forcing e più che un tappone appenninico quella di ieri sembrava una passeggiata tra le montagne abruzzesi. Pantani nel ’99 e Yates nel 2018 interpretarono diversamente la giornata e, senza girarci intorno, ieri la delusione è stata tanta. Solo la Dsm (la squadra della maglia rosa) ha fatto il minimo sindacale riducendo il distacco per tenere al sicuro Leknessund. Dopo il bivio di Ofena, quando la strada inizia a salire, ti aspetti l’accelerazione in testa al gruppo. Ed invece la tappa ad andatura poco più che turistica da parte del gruppo continua. Saranno state le bellezze del territorio a distrarre Evenepoel e Roglic: da Roccaraso a Rocca Calascio, da Santo Stefano di Sessanio alla piana di Campo Imperatore con tanto di scenario invernale l’Abruzzo la sua parte l’ha fatta. Ma gli attori protagonisti no e hanno deciso di non andare “full gas” in una giornata che meritava altri contenuti tecnici. Chi invece gli applausi li ha meritati è il terzetto di testa. Che colpa ne hanno loro se il gruppo ha deciso di farli vincere? Bais, Vacek e Petilli vanno di comune accordo. Mai un problema, mai una discussione e arrivano all’inizio del tratto duro ai -5 km con oltre 6’ di vantaggio. Un bel bottino che ha permesso loro di giocarsi con relativa tranquillità il successo di tappa. Vacek soffre sull’allungo di Petilli ma è bravo a riportarsi sui due in testa. Il terzetto arriva agli ultimi 500 metri: per Bais, Vacek e Petilli è la volata della vita. Davide Bais si alza sui pedali, accelera e ciao ciao a tutti. Ivan Basso e Alberto Contador, due che di grandi giri se ne intendono, fanno festa come quando erano loro a trionfare. Con la loro Eolo Kometa, dopo lo Zoncolan, ecco un’altra mitica cima italiana domata. Il Gran Sasso di Marco Pantani ha incoronato Davide Bais e la Eolo, ma ieri meritava qualcosa di più dai big del Giro. Per la cronaca negli ultimi 300 metri, non un metro in più. Evenepoel ha aperto il gas. Roglic lo ha seguito. Come tutto il gruppo. Bravo Abruzzo, bravo Gran Sasso, bravissimo Bais. Il Giro saluta un Abruzzo che ha saputo farsi apprezzare in tutto il mondo con i suoi territori e i suoi paesaggi. Tutto perfetto. O quasi, perché sulla salita di Pantani i campioni dovevano fare molto di più. Per il Giro appuntamento oggi a Fossombrone. Con l’Abruzzo un arrivederci certo al 2024.
Enrico Giancarli
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