A Cologna il patron D’Emilio continua a fare calcio nel nome del padre Silvino

21 Febbraio 2018

Nel nome del padre. Se Marco D'Emilio, presidente del Cologna Calcio, ha deciso di caricarsi sulle spalle il peso gestionale della società di famiglia, lo deve proprio al compianto papà Silvino. L'uni...

Nel nome del padre. Se Marco D'Emilio, presidente del Cologna Calcio, ha deciso di caricarsi sulle spalle il peso gestionale della società di famiglia, lo deve proprio al compianto papà Silvino. L'unico modo, a suo giudizio, per onorare la memoria di chi, attraverso anni di duro lavoro, ha fatto di questo club un vero gioiellino. Soprattutto in ambito giovanile. «Glielo dovevo, anche se è stata dura. Specie agli inizi», conferma il 42enne D'Emilio junior, trapiantato a Cologna dopo aver vissuto per 22 anni a Giulianova. «La passione per il calcio», sottolinea, «l'ho ovviamente ereditata da lui. Che nell'85 ebbe l'idea di creare, assieme ad un gruppo di amici, il Cologna Spiaggia. Tuttora in attività, pur chiamandosi ora Asd Cologna Calcio. Da non confondere però col Cologna Paese, che nel 2012 cedette il titolo al Giulianova, portando alcuni dirigenti dell'epoca a confluire nella società di mio padre. Che ad essa ha dedicato la vita. Quotidianamente passata sui campi, a seguire i suoi ragazzi, che erano una sorta di famiglia allargata. Valori che ha trasmesso anche a me, nonostante se ne sia andato via troppo presto, e dall'oggi al domani, lasciando in tutti, famigliari e tesserati, un grande senso di vuoto e di sgomento». Sentimenti più che comprensibili, visto lo spessore dell'uomo, venuto a mancare il 4 settembre 2015 (a 69 anni) a causa di un infarto fulminante. «Quella data ha cambiato la mia vita», prosegue, «essendomi ritrovato, di punto in bianco, a gestire in prima persona una struttura tanto complessa quanto ben organizzata. E infatti, anche alla luce dei miei impegni lavorativi (è titolare di un'avviata azienda del settore orto-frutticolo) e famigliari (una moglie e quattro figli, tutti in tenera età, ndc), più volte mi sono chiesto se lui, che da sempre si preoccupava della nostra serenità, avrebbe approvato una scelta del genere. Ma anche nei momenti di sconforto, e grazie al sostegno di mia moglie Stefania, è prevalso il desiderio di non disperdere un patrimonio umano e sportivo che era il vero orgoglio di papà. Che non si limitava a seguire i ragazzi, ma curava tutto personalmente: persino il manto erboso del campo, tenuto come un gioiellino. Anche per questo», spiega, «il 30 aprile 2016 l'amministrazione locale ha deciso di intitolare a lui l’impianto». Quanto al club, i numeri sono notevoli: 360 tesserati, 250 dei quali iscritti alla Scuola Calcio (inserita tra le 16 Scuole d'Elìte esistenti in Abruzzo), e una prima squadra dall'età media che non supera i 22 anni. «E molti di loro», conclude Marco D'Emilio, «grazie anche al prezioso lavoro dello staff tecnico, capitanato da Nicola Tribuiani e Maurizio Franchi, hanno spiccato il volo verso il professionismo. Come è capitato di recente al '97 Riccardo Mastrilli, ceduto addirittura in A, alla Spal».
Stefano De Cristofaro
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