A Roseto c’è Oliva: «Porto fisicità e duttilità in campo»

L’ala è reduce da un’esperienza negli States e un infortunio «Conosco la città e gli Sharks sono l’ideale per il rilancio»
ROSETO. Alla fine il Roseto Sharks è riuscito a piazzare forse il colpo più bello e ieri, come anticipato da il Centro, ha ufficializzato Pierfrancesco “Checco” Oliva, 23 anni, che ha appena finito di studiare alla Saint Joseph's University portando a casa una laurea in Marketing e tante partite giocate in Ncaa, nella Conference Atlantic 10. Oliva, nello scorso gennaio ha subìto la lesione dei legamenti del ginocchio, ma è comunque un atleta di alto livello, che se non si fosse fatto male avrebbe potuto avere ben altre opportunità da giocarsi in serie A. Nella prossima stagione, sarà lui l’ala forte del quintetto: rispetto ad Akele è forse più furbo in attacco ma meno malleabile in difesa. Capace di segnare tirando indifferentemente da 2 e 3 punti, in attacco è pericoloso sia in avvicinamento che in post basso, anche se il suo più grande pregio sembra esser la capacità di giocare come un play occulto. Il nuovo Squalo Checco si dice convinto della scelta fatta: «Roseto per il mio primo contratto da professionista è la situazione ideale: c’è un gruppo giovane, un allenatore che stimo, e il ds Rossi che conosco da anni. Adesso sto lavorando col fisioterapista ogni mattina, dedicandomi poi alla sala pesi: l’obiettivo è di esser pronto per la prima di campionato». Aver visto il percorso di Akele, passato dalla Ncaa alla serie A dopo un anno con gli Sharks, ha confermato in Oliva la propria scelta: «Abbiamo un percorso simile avendo entrambi scelto l’avventura in Usa: un sogno diventato realtà che mi ha aiutato a crescere come uomo e giocatore». Sulle sue doti, non si nasconde: «Lo dico con umiltà, ma penso di essere un giocatore intelligente, un playmaker aggiunto in campo dove credo di saper fare un po’ di tutto: questo in America è stato un problema, perché per loro dovevo per forza giocare in un solo ruolo. Insomma, sono un giocatore atletico, che sa passare la palla, prende rimbalzi e, ovviamente, fa canestro». E c’è anche una chicca, perché lui Roseto la conosce già bene: «Vero, grazie al mio amico Stefano che ha lì una casa per le vacanze: a volte con Davide Moretti e Pierpaolo Marini ci siamo trovati ad allenarci insieme alla D’Annunzio. Insomma, a Roseto mi son sempre trovato bene, sono sicuro che sarà così anche in futuro». L’ultima notizia è targata Nba: c’è un pizzico di Roseto anche nello staff tecnico dei neo campioni Toronto Raptors: i due assistenti Adrian Griffin (A2 '98/'99) e Patrick Mutombo (Serie A nel 2004/05).
Marco Rapone
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